Commenti da Blondet

Aperto da Finnegan, 12 Gennaio 2020, 11:12:06 PM

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Finnegan

Pubblico qui alcuni miei commenti sul sito di Blondet che gli algoritmi di Disqus mi censurano:

Invidia ma soprattutto paura, sanno che se l'Italia non fosse tenuta artificialmente con la testa sott'acqua, diverrebbero un Paese di second'ordine.
Se gli nomini Giulio Cesare ti rispondono: "Abbiamo origini comuni". Come Léonard de Vinci e Picassò.
Sotto la grandeur si cela un popolo con l'animo del pezzente. Emblematico il racconto (vero) della Duras, la cui famiglia umiliava il suo amante cinese da cui però si faceva mantenere. E' la metafora dei rapporti tra Italia e Francia oggi.
Quanto alle prostitute, sapeva che nell''800 le ragazze di campagna calavano a Parigi come topi artici, incoraggiate e accompagnate dalle madri? Non so di nulla di vagamente simile nella storia italiana.
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Finnegan

#1
Blondet sui separatismi e sul collasso pilotato dei sistemi-Paese (da Complotti):

Un programma finanziario: frantumare gli stati

L'assalto del mercato unico

Michel Albert è un grand commis della politica sovrannazionale. Ex commissario francese al Piano (il posto che fu di Jean Monnet nel dopoguerra), è oggi presidente delle Assurances Générales de France, una delle grandi entità finanziarie che hanno promosso il Mercato Unico Europeo. Nel 1989, Albert ha pubblicato un saggio, subito tradotto in Italia dall'editrice Il Mulino con il titolo: Crisi, Disastro, Miracolo. Il libro contiene una prognosi sulla fine degli Stati nazionali che rivela un'analisi sicuramente elaborata negli uffici-studi della Trilaterale, e un progetto di ingegneria sociale.

L'analisi è sulle forme che gli Stati hanno avuto nella storia. "Lo stato monarchico era soprattutto il potere del padrone sulla terra" esordisce Albert: era la forma istituzionale adeguata ad un'economia basata sul potere agricolo e terriero, ed è stata "superata" quando si è passati a una forma più avanzata di economia. Infatti lo Stato-nazione "nasce insieme alla rivoluzione industriale": è la forma-Stato adatta al nuovo modo di produzione, ed ha avuto una funzione provvidenziale. L'industria infatti, "con gli sconvolgimenti che ha provocato (urbanizzazione, tensioni sociali, lotta di classe) ha rischiato di far esplodere la società". Solo lo Stato nazionale, con la sua organizzazione in via di principio totalitaria (la nazionalizzazione delle masse) ha impedito l'esplosione.

Ma oggi, dice Michel Albert, siamo entrati in una fase nuova. Nell'economia "smaterializzata", in un "universo sofisticato di tecniche avanzate, di scambi liberati, di alti livelli di vita". A questa nuova economia, dominata dai servizi e dalla finanza, "vanno strette le frontiere nazionali, che sono ormai solo interruzioni di flusso". Tutte le crisi del nostro tempo "hanno una radice comune: l'impossibilità di gestire" la nuova economia post-industriale "nel vecchio quadro dello Stato nazionale". Infatti l'universo finanziario non riconosce più "un padrone, ossia uno stato nazionale che impone la sua tutela agli altri, come fecero gli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale".

Converrà notare il carattere di questa dottrina dello Stato supercapitalista: essa è di tipo materialista storico. Per essa, la forma politica non è che una marxiana "sovrastruttura", un prodotto secondario dell'economia; la quale è la sola realtà primaria, la sola "struttura" del reale. Ne conclude Albin Michel che lo Stato nazionale va "superato" per far posto a istituzioni meno soffocanti per la finanza mondiale. "Riscopriamo un'incompatibilità di fondo tra la logica dello Stato nazionale e quella della società mercantile". Perciò "a poco a poco ci si accorgerà che gli Stati non possono fare a meno di un ordine superiore al loro". Per esempio, che "non ci sarà crescita equilibrata per l'economia mondiale senza una moneta mondiale" (p.170-179). Ma naturalmente, Michel Albert e i suoi co-ispiratori sanno che gli Stati-nazione opporranno una resistenza al loro superamento verso il nuovo ordine sovrannazionale. Conclusione: "L'Europa '92 lancia il Mercato Unico all'assalto degli Stati nazionali. Li smantellerà". Come? Con "l'anarchia che risulterà" da "un mercato libero e senza frontiere in una società plurinazionale che non riesce a prendere decisioni comuni". A questo "disastro" pianificato, l'oligarchia spera seguirà il "miracolo": gli Stati nazionali devastati invocheranno "una moneta comune, una Banca centrale europea e un bilancio comunitario".

Ma l'oligarchia ha elaborato a questo scopo, meno visibile, un altro progetto: la frantumazione degli Stati nazionali in più piccole entità regionali e autonome. Nell'idea di "federalismo europeo" cara a Delors e ai suoi eurocrati, è compreso infatti il "regionalismo". Nella loro visione gli autonomismi minimi, i particolarismi, sono visti come i benefici antagonisti dello Stato nazionale, naturali alleati dell'oligarchia finanziaria nel "superamento" delle sovranità nazionali. "L'idea del regionalismo e quella del federalismo coincidono", ha dichiarato nell'88 Alexandre Marc, collaboratore di Denis de Rougemont, uno degli ispiratori del federalismo europeo. La stessa idea cova in una fondazione "culturale" nata nel 1982 con capitali americani: l'Inter-Action Council of World Leaders, presieduta da Helmut Schmidt (e di cui ha fatto parte, con Valéry Giscard d'Estaing, Giulio Andreotti), nonché co-fondatrice del "Club di Roma". Tra i motivi che questa associazione propaganda - ecologismo, riduzione delle nascite, promozione di un "mondo multipolare" – il regionalismo in un quadro sovrannazionale è primario. Nei suoi ambienti è consueto ripetere che "una soluzione per il problema basco e dell'Irlanda del Nord può esser trovata solo nel quadro dell'Europa 92", ossia del Mercato Unico.

Separatismi

La simpatia per i separatismi e gli autonomismi anche violenti, benché ravvivata nei circoli internazionalisti dalla prospettiva del Mercato Unico (e ci si può chiedere quanto questa simpatia sia anche "operativa " in appoggio alle azioni del terrorismo basco o irlandese) ha salde radici nel passato. Varrà la pena ricordare che l'OSS (la futura Cia) di Allen Dulles finanziò e incoraggiò il Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile. Che nei programmi del Partito d'Azione, longa manus in Italia del liberalismo americano, c'era la divisione dell'Italia in regioni, e la "regionalizzazione" fu uno dei motivi principali dell'azionista Ugo La Malfa, l'italiano più stimato dall'oligarchia anglo-americana. Un altro fondatore del Partito d'Azione, Emilio Lussu, fu anche eminente figura del separatismo sardo.

Nel 1977, a Monaco di Baviera, è stata fondata un'altra associazione "culturale" promotrice: l'Internationales Institut fuer Nationalitatenrcht un Regionalismus, in sigla Intereg. Già nell'atto di fondazione questo gruppo ha dichiarato di voler coniugare il sub-nazionalismo regionalistico con il disegno sovrannazionale di un'Europa federale. "Ai nostri giorni gli stati hanno perduto la loro sacralità, perché non possono più far fronte da soli alle pesanti responsabilità della nostra epoca. È un'età in cui le esigenze di libertà, autodeterminazione e liberazione dalle strutture tradizionali non si arresta più ai confini statali. Ci sono cose che possono esser fatte solo all'interno di una più vasta associazione, solo nel quadro di un'alleanza sovrannazionale. Nessuna di queste innegabili necessità tuttavia può giustificare l'abolizione di adeguate misure di indipendenza per le piccole entità, Laenders regioni o province... Bisogna tener fermo che queste più vaste unioni potranno funzionare solo se avranno un contrappeso regionale, se sono sostenute da strutture federali e regionali." Nel numero I (1987) della rivista dell'istituto, Regional Contact, uno dei suoi fondatori, Rudolf Hilf, bolla come "una delle crisi più gravi" del nostro secolo la "sopravvivenza della struttura statuale in Europa, lo stato nazionale". Hilf annuncia anche l'elaborazione, a cura dell'Intereg, di una "Convenzione Internazionale per i diritti dei gruppi etnici, insieme a un Protocollo europeo delle Regioni".

Contribuiscono a Regional Contact, oltre all'Intereg, altre associazioni localistiche (Euregio, Ufficio Europeo per le lingue minori, Associazione delle regioni europee di confine). La rivista è stampata dal Danske Selskab ("Istituto Danese") che nel 1978 organizzò a Copenhagen un convegno su "Europa delle Regioni": vi furono invitati anche dei separatisti in odore di terrorismo, come il corso Edmond Simeoni. Il capo dell'Istituto Danese, Folmer Wisti, intervistato nell"87 sul Mercato Unico europeo, ha risposto: "Seguiamo la situazione da vicino e con grande favore. C'è la prospettiva di costruire finalmente un'Europa non-aggressiva; gli stati nazionali sono stati una rovina. Inoltre, il Mercato Unico aiuterà la collaborazione Est-Ovest".

Regional Contact ha recensito un vecchio libro dell'austriaco Leopold Kor, Spezzare le Nazioni (edito nel 1957 e ristampato nell"87) con queste parole: "una o più unità politiche sono diventate troppo grandi e potenti" e da ciò nascerebbero i problemi mondiali. "Il rimedio è dividere le grandi nazioni in più piccole e innocue parti". Per esempio, "in Europa si dovrebbero abolire le esistenti nazioni per ridare vita ai piccoli principati di Burgundia, Piccardia, Navarra, Alsazia, Lorena, Saar, Savoia, Lombardia, Napoli, Venezia, gli Stati Pontifici, la Bavaria, il Baden, il Galles, la Scozia, la Cornovaglia, l'Aragona, la Catalogna, la Castiglia, la Galizia...".

Vale la pena di notare che queste non sono innocue utopie di qualche sognatore particolarista. Il trilateralista Giscard d'Estaing, nell'ambito di una preparazione al Mercato Unico, ha proposto alla fine de gli anni '80 l'abolizione dei vecchi dipartimenti di Francia - strumenti amministrativi dello Stato napoleonico accentrato - per tornare a una divisione del territori fondata sulle antiche regioni: Savoia, Alsazia, Piccardia... Nell"88, Bruxelles si dava uno statuto autonomo come futura capitale dell'Europa Unita federale (qualcuno, da qualche parte, l'aveva già deciso) e intanto il Belgio si dava un assetto federale dividendosi nelle due aree, vallona e fiamminga, diventate autonome. Nell"86 la fondazione Cini, presieduta dall'ex azionista e repubblicano Bruno Visentini, organizzava una grande manifestazione, "Europa Genti", con il dichiarato scopo di mettere a nudo "le radici etniche e regionali del nostro continente dallAtlantico agli Urali, dal Mare del Nord al Mediterraneo". La Fondazione Cini sembra essersi data il compito di coltivare ed elaborare culturalmente verso esiti innocui fermenti regionalistici. Nell"88, ha sponsorizzato ancora un convegno sull'Associazione Alpe Adria, con l'idea di una pacifica integrazione di Tirolo, Veneto, Friuli, Slovenia, Croazia.
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Derry

Un articolo molto interessante: certe cose risultano spesso inspiegabili, se non si riesce ad avere una visione più ampia...
Mi chiedo, sempre alla luce di questo articolo, se concetti come quello dei "villaggi sovrani", di cui compare la pubblicità su qualche quotidiano, vadano nella stessa direzione.
"Nothing can stop the man with the right mental attitude from achieving his goal; nothing on earth can help the man with the wrong mental attitude."

Finnegan

#3
Ebbene sì e ne fornirò una prova indiretta. L'Unione Europea ha finanziato col fondo Eurimages una serie di film della saga di Asterix, il cui protagonista assoluto è appunto un... villaggio sovrano sottratto al governo di Roma. La metafora diviene esplicita in alcuni passaggi dei film, in cui si parla apertamente di fare di questi villaggi (cito alla lettera) "zone franche" con "defiscalizzazione delle imprese".
Quindi, quella dei villaggi sovrani dev'essere la trovata di qualche testa d'uovo globalista, o di qualche multinazionale, che spera di colonizzare il nostro Paese entrando dalla porta di servizio.

Il ruolo degli Stati nazionali nel mondo globale non è usaurito, ma è di proteggere le comunità locali dagli effetti rapaci della globalizzazione.
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Finnegan

#4
Ha ragione su tutto tranne un dettaglio: i francesi sono razzisti con noi. Non che non apprezzino gli italiani, ma inconsciamente li invidiano e li temono. La loro TV manda continuamente in onda documentari su un'Italia arretrata, analfabeta e primitiva. C'è persino un accordo finanziario italo-francese per produrre film in cui l'italiano è il classico guappo maldestro e il francese colto e civilizzato. Si veda questo inqualificabile film gallo-italiota:


Ma se si tratta di africani e musulmani altro che razzismo, li trattano quasi con reverenza, in parte per espiare il senso di colpa coloniale inculcato dalle loro diaboliche scuole, in parte perché, in fondo, considerano ancora l'Africa parte del loro impero mentre è vero l'opposto: ormai anche al centro di Parigi i francesi sono quasi minoranza e se non ti piace l'Halal non mangi.

Tenga anche presente che le due feste più importanti di Francia, a livello mediatico e consumistico, a parte il residuale Natale dello shopping sono Halloween e il Ramadan.
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Serenissimo

Citazione di: Finnegan il 10 Febbraio 2020, 02:41:50 PM
Ha ragione su tutto tranne un dettaglio: i francesi sono razzisti con noi. Non che non apprezzino gli italiani, ma inconsciamente li invidiano e li temono. La loro TV manda continuamente in onda documentari su un'Italia arretrata, analfabeta e primitiva. C'è persino un accordo finanziario italo-francese per produrre film in cui l'italiano è il classico guappo maldestro e il francese colto e civilizzato. Si veda questo inqualificabile film gallo-italiota:


Ma se si tratta di africani e musulmani altro che razzismo, li trattano quasi con reverenza, in parte per espiare il senso di colpa coloniale inculcato dalle loro diaboliche scuole, in parte perché, in fondo, considerano ancora l'Africa parte del loro impero mentre è vero l'opposto: ormai anche al centro di Parigi i francesi sono quasi minoranza e se non ti piace l'Halal non mangi.

Tenga anche presente che le due feste più importanti di Francia, a livello mediatico e consumistico, a parte il residuale Natale dello shopping sono Halloween e il Ramadan.

Parlano tanto della profezia sull'italia le cui "cose vanno selvaggiamente". A me sembra che , pur non essendo assolutamente perfetta, selvaggiamente presto andranno in Francia le cose.
Da una dona a un molin no gh'è gran diferenza.

Finnegan

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Finnegan

#7
Non posso ora replicare in maniera approfondita ma questa critica a Pasolini appare sospetta. Fu sempre una spina nel fianco per i padroni d'oltreoceano che gli scatenarono contro (lo dico da conservatore) la destra più conformista e retriva. Usarono la censura e i processi per tenere buono un autore scomodo.
Con i suoi evidenti limiti, fu però intellettualmente onesto e lo pagò con la vita.
Il suo pensiero era certamente inquinato, ma dovremmo bruciare i film di Kubrick perché non era tomista?
I Canterbury Tales sono una ricostruzione a tratti spregiudicata, ma poetica della società medievale cristiana. Alcune scene sono indimenticabili, come anche i suoi sopralluoghi in Palestina per il Gesù di Nazareth.
Salò è forse il film più scioccante mai girato, certe scene neppure ho potuto guardarle ma chi pensa parli di "fascisti sadiani" non ha capito proprio nulla.
C'è non solo un'evidente allusione a certi rituali degenerati del potere, che anticipano Eyes Wide Shut, ma anche una critica della violenza esercitata dalla società dei consumi sulle anime (identità culturale) e, con profetica anticipazione, perfino sui corpi (identità sessuale).
No signori, pur con tutti i suoi vizi ed errori Pasolini era un genio, un cialtrone di genio.
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Finnegan

#8
Aggiungo che quando accenno a un'eventuale secessione all'estero, si sbellicano letteralmente dalle risa.
Ma chi vuole, può credere che il doge muoverà guerra alla Francia e alla Germania insieme (a suon di forconi) e con una semplice carta bollata otterrà la libertà dal'Euro, col ducato quotato sui mercati mondiali...
Che sciocco il calabrese Mattei a dare la libertà energetica all'Italia, con tutti gli industriali del Nord a tifare per lo straniero!
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