Perché le classi miste sono una sciagura

Aperto da dotar-sojat, 25 Gennaio 2021, 11:04:49 AM

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dotar-sojat

posto questa interessante riflessione cui, in effetti, non ho mai dato molto peso ma, leggendola, mi ha dato vari spunti di riflessione, sebbene non si può avere la prova inversa, ovvero che con classi separate le cose vadano meglio (in seminario sono tutti maschi e ho sentito racconti piuttosto inquietanti...)
Che ad andarci di mezzo sono i maschi però è indubbio
ricordo anche io che alle superiori mi trovavo meglio con I prof (ne ho avuto pochi, in realtà) e meno con Le prof, chissà perché...

anche se, nello specifico, quanto ha passato l'autore dell'articolo ha influito pesantemente sul suo giudizio finale
voi che ne pensate?

L'articolo l'ho preso dal sito del RP che a sua volta lo ha rispostato dal sito https://classalfa.com/



Il sistema scolastico moderno ci rende uomini o femminucce? Perché sono passato da ragazzino irrequieto alle medie ad ameba depressa alle superiori?
Pensate di trovarvi in uno scenario post atomico. Tutto è da ricostruire. La popolazione umana è decimata, e anche la flora ha subito i danni dell'Apocalisse. I ruoli da coprire per la rinascita sono molti, e gli specialisti pochi. Quindi bisogna darsi da fare, anche improvvisando, per il bene della comunità. Immaginate che vi venga assegnato l'importante incarico di gestire il vivaio in cui si cercherà di recuperare, dai pochi semi rimasti, le piante che nutriranno gli uomini e le donne del domani. Vi affidano delle spore di funghi eduli, qualche seme e poco altro. Come vi comportereste? Andreste a piantare tutto in un grande vaso, con la stessa terra per ogni seme? Oppure cerchereste di adattare per ogni pianta le caratteristiche chimiche del suolo, le giuste ore di sole, la miglior esposizione? Irrighereste tutti allo stesso modo, o vi impegnereste a centellinare l'acqua delle piante grasse per scongiurare di uccidere gli ultimi esemplari? Magari sarebbe buona cosa, nella criticità del momento, cercare informazioni sulle differenze biologiche, capendo a quali condizioni si sono adattate le varie specie vegetali. Per i funghi poi tutt'altro discorso, tecnicamente non sarebbero nemmeno piante.

Insomma l'ideale sarebbe applicare la strategia più adatta per ogni specie per ottenere il massimo risultato, e soprattutto frutti buoni e abbondanti per tutti.

Sono convinto che questa metafora sia utile a spiegare come obbligare maschi e femmine a studiare insieme sia un errore. Con un programma unico che non tiene conto delle profondissime differenze bioogiche si rischia di snaturare lo sviluppo dei cittadini del domani. Fare seguire a maschi e femmine un percorso educativo identico è per me un gravissimo errore.

Sebbene le classi miste, o eterogenee, siano oggi un fatto indiscutibile ed esaltato da tutti, io credo che sia dovere dell'Occidente metterle in discussione. Credo che molti dei problemi strutturali che vediamo oggi nei Paesi del primo mondo si possano in parte anche ricondurre a un sistema educativo che crea grande ambiguità.

Le "vittime" delle classi miste sono ovviamente i maschi, il genere da sempre sacrificabile.

Nella scuola moderna, non solo in Italia, si registra il crescente fenomeno dell'abbandono scolastico maschile. Sempre più ragazzi decidono di non andare avanti con gli studi, e oggi le università sono dominate dalle donne.

Perchè i ragazzi a scuola danno frutti di qualità peggiore e quantità più scarsa delle ragazze?

Il rapporto 2019 sul profilo dei diplomati di Alma Diploma i dati parlano chiaro. Sul totale dei diplomati, solo il 46.2% è composto da maschi. I voti più alti, praticamente in ogni indirizzo, vanno alle femmine. Il 7.7% delle ragazze ripete un anno, contro il 12.3% dei ragazzi. [fonte: almadiploma]

I maschi "hanno la meglio" anche sull'abbandono. Lo 0.77% dei maschi non finisce gli studi dell'obbligo contro lo 0.59% delle femmine. Numeri che su grande scala sono significativi e ci dicono che l'abbandono maschile è del 30% più alto di quello femminile.
L'università è letteralmente dominata dalle ragazze, che sono maggioranza in tutti gli indirizzi esclusi gli STEM (gli indirizzi scientifici e tecnologici).
Nel 2018 ben il 57,1% dei laureati erano donne. Tra i dottorandi, il gentil sesso ricopriva il 59,3% degli iscritti.

Il fenomeno del "gender gap" universitario si riscontra in tutti i Paesi dell'Occidente. Le previsioni universitarie per il 2025 ci danno il 72% di studentesse in Austria, il 71% nel Regno Unito, il 64% in Canada. Una "disfatta" per gli uomini su tutta la linea, perché così ahimè che ci hanno abituati a vedere il rapporto uomo. Uno scontro, "Maschi contro femmine", come il film di Brizzi.



Perchè questo è l'inevitabile evolversi di una scuola mista, in cui maschi e femmine dividono gli spazi fin dalle elementari. Una scuola che rende le femmine più maschili, e i maschi più effeminati. E provate a smentire questo fenomeno. Dimostrate, con dei fatti, che l'adolescente medio di oggi non è un effeminato preda delle sue emozioni, concentrato a curare il ciuffo per prendere più "mi piace" possibile, drogato di approvazione sociale come una donnina qualunque.

E come potremmo, nella società moderna iperfemminista, accendere i riflettori sull'abbandono scolastico maschile? Nella follia dilagante, nel mondo pagliaccio , questo è visto come un successo, una conquista, un "empowerment". Il fatto che tra pochi decenni la stragrande maggioranza dei laureati saranno donne è un miglioramento della specie lodevole.

Io, come molti, non ho mai amato la scuola. Non sono stato un bravo studente, ho ripetuto un anno e mi sono diplomato con il 72 al Liceo Classico con una tesina discussa sul maschilismo. Sentivo puzza di bruciato già molti anni fa. Ho sempre pensato di essere meno dotato per lo studio, meno attento, meno proficuo. Poi ho iniziato a ripensare al mio rendimento scolastico, e a come sia variato negli anni. Mi sono reso conto che alle superiori ho avuto il crollo di prestazione, parallelamente all'entrata in una depressione profonda e strutturale che sto superando solo negli ultimi tempi. A scuola mi hanno sbattuto fuori molte volte, e mi hanno dato del lazzarone e dell'arrogante. E se invece fosse il sistema ad essere sbagliato? E se avessi studiato in un ambiente diverso? Il mio malessere in fin dei conti era dato principalmente dal confronto quotidiano con la mia inadeguatezza estetica. Stavo male perché ogni giorno mi dovevo confrontare con le crudezze , con l'ipergamia sfrenata delle adolescenti zeppe di estrogeni che esibivano a tutti le loro forme eccitanti, ma le concedevano a pochi, pochissimi eletti. La scuola superiore, per molti un momento magico e indimenticabile, è stato per me un inferno che ho forzatamente cancellato dalla memoria. Per poter tutelare il mio presente, e garantirmi un futuro, ho dovuto dimenticare quei 6 anni del mio passato.

Credo fortemente che il mio fallimento scolastic o sia in gran parte dovuto non solo alla sovrarappresentazione di professoresse vaginomunite, altro cancro scolastico, ma soprattutto all'essere stato forzato a condividere il mio percorso di crescita con delle ragazze. Sono stato inserito, fin dalle elementari, in un ambiente che non era il mio. Abituato a correre, esplorare, sbucciarmi le ginocchia. Mi sono ritrovato forzato a stare seduto al banco per moltissime ore, a fare il bravo, a sottomettermi, a studiare a memoria avendo come esempio sempre una donna di mezz'età, una caxxo di professoressa acida, frustrata e finita lì per caso. E se al suo posto avessi avuto un uomo rude, assertivo e virile? Come mi avrebbe influenzato? Ricordo molti episodi in cui mi sono sentito sminuito per il mio aspetto o per il mio rendimento da una professoressa. Ricordo le risate della mia prof. di inglese quando le dissi che da grande avrei fatto l'imprenditore. Ricordo la cotta platonica della prof. di letteratura per il bell'Andrea, che guardava sorridente quando leggeva il "...biondo era, e di gentile aspetto..."

dantesco.
Come sarebbe stato se avessi avuto professori in maggioranza uomini? Che studente sarei diventato se il mio aspetto fisico non avesse in nessun modo inciso sul mio successo tra i compagni? Sarei stato il più tosto, il più simpatico, il più forte a braccio di ferro? Non lo so. Di per certo ricordo di essere stato l'ultimo nella lista del "più bello della classe" e di aver subito risolini affilati come coltelli dalle oche della classe, insulti sull'aspetto fisico e atti di vero e proprio mobbing da parte di molte compagne di classe. Perché se con i bambini ci si può ancora arrampicare sugli specchi nel tentativo di dipingerli come uguali, quando arriva l'adolescenza le differenze fisiche tra maschi e femmine esplodono facendo crollare in frantumi l'ipocrisia dell'uguaglianza immaginaria tra i sessi.

Si dice che sia bene crescere in classi miste perché si impara a conoscere e rispettare l'altro sesso, scoprendone durante lo sviluppo le debolezze e le forze. Beh, mi dispiace, ma io a scuola ho imparato a conoscere i lati più viscidi ed eticamente discutibili del genere femminile. La mia misoginia, ormai parte fondante della mia identità, è nata sui banchi di scuola. Ricordo le mie erezioni, che letteralmente alzavano il banco, al vedere le cosce di qualche compagna, il "camel toe" con i leggins, o le tettine dure schiacciate dal push up. Ricordo le seghe rabbiose sulle compagne, anche le più cesse. Ricordo le gite scolastiche al Liceo, evitate sistematicamente per non dover vivere crudezze. Ai tempi non c'era il mondo redpill in Italiano, non conoscevo niente, ero per così dire un bluepillato. Però una cosa è certa, a scuola mi sono sentito tremendamente a disagio in molte, troppe occasioni.

Credo che alla luce di 50 anni di femminismo sia necessario per tutti, uomini e donne, riflettere sui pro e contro delle classi miste, specialmente alle scuole superiori. Le classi miste sono state dismesse via via per "abbattere i muri", per consentire la piena emancipazione delle donne e per abituare i maschi a condividere spazi e opportunità con le femmine. Un processo del genere non può non apportare modifiche profonde all'istituzione della scuola, che oggi istruisce i maschi come delle femmine in difetto. Circondati da donne tra professoresse, compagne di classe, bidelle, impiegate amministrative, i ragazzi si devono adattare per sopravvivere a questo ambiente pesantemente estrogenico. Le qualità che fanno di un maschio un Uomo, vengono represse brutalmente fin dall'infanzia. Si deve stare seduti bene per lunghissime ore, imparare a memoria, ed obbedire costantemente agli ordini delle insegnanti. La scuola ci insegna ad essere delle femminucce domabili, ad alzare la manina per andare in bagno, a collaborare con la compagna di classe magari facendo finta di non vedere quelle tettone allucinanti. Quante volte ci siamo sentiti castrare, quante volte avremmo voluto tirare fuori il caxxo? Tante.

E in questa promiscuità forzata ci si può aspettare che non nascano rapporti? Fossero solo coppiette adolescenziali che consumano rapportini sessuali in punta di cappella in cameretta! A scuola se ne vedono di ogni. I Tommy la fanno da padroni. Partono seghe e pompini in bagno. In gita poi non ne parliamo, lì proprio si delinea marcatissima la linea tra uomini e topi. È possibile non rendersi conto che casualmente i cessi, gli sfigati, gli emarginati della classe sono quelli che puntano i piedi e non vanno in gita? Nessuno sembra vedere queste cose. Si dipingono i rapporti consumati "tra i banchi di scuola" come innocenti e formativi. Altro che innocenti, ricordo vere e proprie deflagrazioni blackpill nei corridoi. Ricordo le cose a tre fatte dalle sedicenni durante la "vacanza studio" a Londra. Ci potrei scrivere un libro sulle crudezze liceali.

E da cosa pensate che siano scatenati quei sentimenti di odio che portano sempre più ragazzini, tutti maschi casualmente (e pure cessi) a sparare negli Stati Uniti? Non c'è tanto da girare attorno alla questione, certe situazioni creano danni gravissimi a molti ragazzini.

Anche il bullismo credo che sia molto collegato alla presenza delle ragazze. Magari non sparirebbe, ma sicuramente molti episodi di bullismo non avrebbero ragione di esistere se non ci fossero delle sadiche spettatrici pronte a saltare al collo del bullo e premiarlo per la sua manifesta superiorità riproduttiva di maschio Alfa.

Anche le ragazze vengono danneggiate nella loro formazione, e appena iniziano a sviluppare le loro armi di distrazione di massa raccolgono favori e consensi per il solo fatto di respirare. Le adolescenti iniziano a capire le debolezze dei maschietti tra i banchi di scuola. Un sorrisino, un abbraccio, una scollatura possono garantire utilissimi appunti, favori, regali. Alcune studentesse sono delle piccole manipolatrici di uomini già a sedici anni, e si svegliano all'alba per truccarsi, pettinarsi e prepararsi al meglio per la sfilata scolastica.

Non voglio, e nemmeno auspico, un ritorno alla divisione per genere degli studenti. Trovo solo vergognoso e incivile che questo sistema non venga mai messo in discussione, specie alla luce dell'abbandono scolastico maschile, dei Mass Shooting e dei NEET.

Annullare gli ambienti mono sesso è un errore gravissimo a mio avviso, un attacco alla virilità e alla femminilità. Davvero non ci sono luoghi fuori dalle mura scolastiche in cui i giovani possano iniziare a conoscere e a rispettare l'altro sesso? È così necessario e inevitabile mettere tutti gli adolescenti in un unico calderone? Dobbiamo per forza mettere tutti i semi nello stesso vaso, con la stessa terra, gli stessi concimi e le stesse ore di luce? La scuola moderna è un trauma quotidiano per moltissimi ragazzi, e non oso nemmeno immaginare come sia oggi nell'era dei social.

Con un ambiente meno promiscuo sono convinto che molti ragazzi non rinuncerebbero alla vita ancora prima di iniziare. Sono sicuro che i ragazzini di 17 anni che scrivono sui forum redpill "finita", "mai iniziata", "voglio morire" sarebbero meno amareggiati, e continuerebbero a sognare. Perchè a 17 anni hai il dovere di sognare, e la scuola deve costruire e non distruggere i sogni degli adolescenti. Stiamo coltivando nella peggiore maniera possibile i nostri ultimi e preziosi germogli, e stiamo anche iniziando a raccogliere i primi frutti marci. Credo che la virilità, in barba al "maschilismo tossico", sia il concime di cui i nostri ragazzi, i nostri Incel , i nostri finiti hanno bisogno per poter crescere dritti e forti, e dare alla nostra società i loro frutti migliori.

https://www.ilredpillatore.org/2021/01/perche-le-classi-miste-sono-una-pessima-idea.html
Spera nel meglio, aspettati il peggio

Finnegan

Bel colpo Dotar-Sojat, metto in evidenza.
La classe mista è un altro intoccabile mito della contemporaneità, che finge di non sapere perché nelle società civili ci sono sempre state classi separate.
A favore di queste ultime si sono pronunciati studiosi di grande autorevolezza e non certo sospetti di essere nostalgici, come che Marshall McLuhan nel 1946 e pochi anni prima Margaret Mead. Ne La Sposa Meccanica (SugarCo, 1984) McLuhan spiega molto bene le conseguenze della classe mista:

CLASSI MISTE
Dopo cent'anni di classi miste a scuola, che dire dell'abbassamento nel quoziente eterosessuale?
Perché no? Se gli impieghi moderni sono neutri, non è forse necessario un sesso neutro che vi si accordi?
Una struttura sessuale psicologicamente differenziata deriva dal far convivere ragazzi e ragazze nelle stesse classi?

La co-educazione, entra in questo libro come un segmento del mondo fantastico dell'uomo industriale.
L'educazione è neutra in un mondo di parti sostituibili e consumabili. La tecnologia non ha bisogno né di persone né di cervelli ma di « mani ». Non rendendoci conto del processo automatico livellatore della scienza applicata, abbiamo lasciato che ci portasse al punto in cui gli stessi programmi di studio e la stessa aula servono per preparare ragazzi e ragazze ad un tempo, per la routine neutra e impersonale della produzione e della distribuzione.
Preoccupata dai problemi e dalle funzioni della differenziazione dei sessi, la dottoressa Mead in Male and Female non ci dice nulla di positivo sulla co-educazione. La competizione sessuale fra i giovanissimi è da lei giustamente considerata come un mezzo per sterilizzare il sesso. E dopo aver preso in esame i modelli dell'educazione dei bambini in società diverse, conclude che la maggior armonia e i rapporti tra adulti « più specificatamente sessuali » si verificano in quelle società dove « si trova una nettissima divisione tra il gruppo dei ragazzi e quello delle ragazze ».
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dotar-sojat

#2
alle superiori, in IV e V, eravamo 5 maschietti e 15 femminucce...
quando lo racconto di solito mi rispondono "che fortunato"... col cacchio... noi ci trovavamo continuamente in mezzo alle beghe tra di loro (divise ovviamente in fazioni, tra quelle che se la tiravano, quelle che ce l'avevano solo loro, quelle che stavano con chud, quelle con Tommy, ecc), quelle che a seconda se avevano litigano o ciulato con chud erano scontrose o moleste (oppure si vantavano di quanto fosse figo chud, in media di 3/4 anni più grande). Noi eravamo ovviamente degli sfigati (dei 5 io ero il più sfigato, ovviamente, provavo a difendermi con battute e simpatia, ma sappiamo bene che non paga).
Le ragazza mediamente prendevano voti più alti anche con prestazioni uguali alle nostre, ricordo che più di una volta con compiti pressoché uguali (matematica o latino) voti diversi...
vabbè, alla fine ce la siamo cavata lo stesso. Tanto che alla maturità noi (maschi) abbiamo mediamente preso voti più alti delle nostre compagne; e il voto più alto (58/60) lo prese infatti un mio compagno, che era bravo ma mediamente (inglese a parte perché era nato negli USA) non era il primo della classe; anche io presi un 43, nonostante mi presentarono con la media del 6.03... (e solo perché nella media non entravano Ginnastica, avevo 10, e Religione, avevo 9 - due prof maschi).

nel post superiori con un gruppetto ci siamo visti qualche volta, poi le ragazze iniziarono a non venire perché dovevano uscire con Chud (ci uscivano tutti i giorni, ma anche quell'unica volta all'anno non potevano non andarci) oppure se lo portavano dietro, vabbè...
Poi non ci siamo più rivisti (a parte con un mio amico/ex compagno che abita qui nel mio paese), nemmeno per i dieci anni o i venti dalla maturità.
O meglio, se lo hanno fatto io non sono stato invitato, ma non credo ci sarei andato.
Anche io dei 5 anni delle superiori, a parte aver conosciuto due tra i miei amici più cari, non salvo nulla.
Spera nel meglio, aspettati il peggio

Ent

Alla diversità naturale tra maschi e femmine - ben espressa da questo documentario scandinavo: https://www.tempi.it/videogallery/il-video-del-comico-che-fece-chiudere-il-nordic-gender-institute - dovrebbe conseguire una diversità di metodi educativi, già nella più tenera età.
Appresi tempo fa da uno psicologo, che in certe scuole elementari maschili l'intervallo dura più tempo rispetto a quelle femminili, perché i bambini traggono giovamento dal gioco motorio prolungato (si pensi alle partitelle di calcio), mentre per le bambine sono preferibili pause più brevi, sia a causa del loro minor dinamismo, sia perché la tendenza dialogica femminile, con intervalli lunghi, rischia di portare a battibecchi.
Purtroppo, alla saggezza delle classi separate si è preferito il mito dell'unisex, con sfregio della natura umana e perciò della buona educazione. Alla diseducazione scolastica deve però essere contrappesata l'educazione offerta dai luoghi di aggregazione (ad esempio i centri sportivi o gli oratori), tramite cui i bambini e le bambine possono crescere seguendo la propria natura, rispettivamente maschile e femminile.

Con la pubertà la differenziazione naturale si fa più marcata ed entra in gioco la componente attrattiva; ritengo che questo fattore sia significativo in ottica maschile, perché esaspera la già naturale tendenza competitiva. I giovani maschi si trovano così a competere per ricevere l'approvazione femminile, per ottenere  successo con le femmine. Le femmine non sono più percepite, come dai bambini, quali maschi deboli, preferibilmente da evitare, ma come soggetti importanti per la propria affermazione maschile.
Condizionare lo sviluppo della virilità al mondo femminile è un grave errore, che, spiace rilevare, è comune anche agli uomini adulti. Invero, non sono le donne a fare di un maschio, un uomo; sotto questo profilo valga la citazione del film "Fight club", riferita al dialogo tra due tipici uomini occidentali: "Siamo una generazione di uomini cresciuti da donne, mi chiedo se un'altra donna è veramente la risposta che ci serve".
Eppure la competizione per le femmine (o forse, per il successo sulle femmine?) risulta inevitabilmente percepita quale segno di forza - e quindi: virilità - e può dare luogo ad effetti distorsivi oltremodo amplificati, si diceva, dalla convivenza scolastica.

In un passato non troppo remoto non solo le scuole, ma anche gli oratori erano divisi tra sezioni maschili e femminili; lo stesso valga per i luoghi professionali.
In piena tempesta metoo, per un'ironica eterogenesi dei fini (tale effetto ricorre, quando c'è di mezzo il femminismo) alcune aziende provvidero a realizzare codici disciplinari che contrastassero le frequentazioni e i contatti tra i dipendenti di sessi differenti; dal canto mio, non vedo alcun miglioramento sociale tra la condivisione di uomini e  donne dei medesimi spazi lavorativi.
Al di là dei problemi causati dalle classi miste, non è trascurabile il regresso dovuto alla strabordante presenza femminile tra i docenti. Se questa tendenza può essere accettabile nei primi anni degli scolari - riflesso della prevalenza delle cure materne nei primi anni di vita dei figli - già prima della fine della scuola elementare sarebbe auspicabile una presenza maschile; e, a fortiori, ritengo necessario che dalla fine dell'infanzia i discenti abbiano anche insegnanti di sesso maschile.
L'insegnante non istruisce soltanto, ma esercita anche un'inevitabile funzione educativa, che dovrebbe essere, quanto più possibile, ridotta (si pensi all'eventualità che gli insegnanti si arroghino poteri educativi propri delle famiglie). Tale funzione educativa si configura anche solo nel modo di spiegare, di relazionarsi con gli studenti ed è espressa diversamente tra uomini e donne. I maschi sotto i 20 anni sono sottomessi alla somma autorità delle maestre, professoresse e madri, sono i sudditi di una sovranità assoluta femminile, che non raramente sviluppa tratti dittatoriali.

L'insegnamento maschile non è migliore di quello femminile, perché le conoscenze, l'intelligenza, le capacità espositive dell'insegnante prescindono dal sesso di appartenenza, e troppi esempi confermano tale mia affermazione. Ma l'insegnamento maschile è indubbiamente diverso e privare maschi e femmine di docenti uomini costituisce un vulnus per una crescita equilibrata.
Non è certo imprudente ipotizzare che la crisi maschile nel mondo scolastico sia conseguenza dell'avere reso la scuola un habitat femminile, tale da costituire un ostacolo in più per l'affermazione degli studenti di sesso maschile. La femminilizzazione della scuola, in altre parole, è come un vento che gonfia le vele delle ragazze, favorendone la navigazione; ed ostacola la navigazione dei ragazzi, che è, lo ribadisco ancora una volta, diversa da quella propria delle ragazze. I ragazzi che si affermano nella scuola femminile - ciascuno, beninteso, secondo le proprie capacità e il proprio impegno - o sono particolarmente abili, nonostante tutto, ad emergere; oppure sono ragazzi, a vario titolo, femminilizzati.
È allora impellente l'esigenza di "quote azzurre", non a beneficio degli uomini che insegnano, ma degli alunni tutti, uomini e donne di domani. Valga analogamente per altri ambiti educativi, come la catechesi cristiana.

Citazione di: dotar-sojat il 26 Gennaio 2021, 01:20:03 PM
alle superiori, in IV e V, eravamo 5 maschietti e 15 femminucce...

Da me il rapporto tra il numero di maschi e quello di femmine era decisamente più basso, tant'è che devo ammettere di essere cresciuto non in una classe mista, ma in una classe femminile. Mista era invece la composizione del corpo docente.
La mia valutazione di quegli anni è contrastante. Da un lato, non posso certo lamentarmi, fatta eccezione per l'impostazione del sistema scolastico: tanto criticato, mai abbastanza. Fino alla Boldrini non sapevo cosa fosse il femminismo, gli insegnanti, uomini e donne, valutavano senza alcuna discriminazione gli studenti, maschi e femmine.
Anche nella mia classe, come in tutte le aggregazioni umane, si sono costituiti gruppetti. Io e i miei compagni eravamo nello stesso gruppetto - cosa prevedibile, visto che in genere si tende a cercare l'amicizia di chi è simile  a sé - ma, nel contempo, avevamo costantemente con noi anche alcune ragazze. In realtà io ero solito parlare, sia pur superficialmente, con quasi tutte le ragazze della classe, le quali invece erano tra loro selettive, probabilmente perché non si percepivano in competizione né con me né con gli altri maschi. Non esisteva nemmeno il blocco, tipico delle classi miste, del "maschi contro femmine".

A differenza dell'autore dell'articolo, io e i miei compagni non avevamo alcun particolare coinvolgimento nei confronti delle ragazze. Ci limitavamo a valutarle, a fare periodiche classifiche di bellezza, ma mai con intenzioni concrete, non le desideravamo. Probabilmente ha inciso l'abnorme abbondanza di ragazze (che erano ben più belle della media), tale da annullare qualsivoglia desiderio o spirito competitivo maschile; in effetti le consideravamo quasi come sorelle.

Dunque tutto bene? Non proprio. Se è vero che io e i miei compagni siamo stati trattati bene, più che bene, è altresì da riconoscere che fino a quando non siamo usciti dal liceo, eravamo timidi, moderati, poco audaci, quasi insensibili al fascino femminile. Pur non essendo effeminati, fino a che siamo vissuti in quell'ambiente, non siamo riusciti a sviluppare pienamente la nostra virilità. Insomma, siamo vissuti in un habitat protetto, ben accetti, senza nemici, senza bulli o prepotenti, le ragazze più invidiate del liceo che ci dedicavano attenzioni; piacevole quindi, ma non educativo come solo un ambiente maschile può essere.

Finnegan

C'è anche da dire che oggi la scuola non prepara, ma indottrina e seleziona i sudditi (e particolarmente le suddite) di domani. Gli uomini, con la loro naturale propensione a porsi domande, alla critica, all'innovazione non possono che trovarsi male nell'irreggimentazione femminista della scuola attuale.
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