Lettera: sposarsi in occidente è una follia

Aperto da Finnegan, 20 Dicembre 2022, 07:02:52 AM

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Finnegan

Mi presento: sono un giovane uomo di 35 anni, del Nord Italia, ho due figli e lavoro da quando avevo 16 anni. Conobbi quella che, al momento, formalmente, è ancora mia moglie dieci anni fa. Lei aveva allora 17 anni, io otto in più. Mi parve bellissima – lo era. Risultava anche molto sveglia e più matura di quanto la sua età potesse far pensare. Fu proprio questo a colmare il gap anagrafico tra noi. Proveniva da una famiglia di brave persone, dedite al lavoro. I suoi genitori divorziarono quando lei era ancora bambina.

Insomma, mi innamorai di questa giovane e fresca ragazza, dopo essere uscito da una storia precedente durata quattro anni. Vivevo da solo, in un altro comune. Ero già totalmente indipendente. Con lei, stavamo spesso insieme e, nei weekend, si trasferiva da me con il benestare dei suoi genitori che, nel mentre, mi avevano conosciuto e a cui piacqui particolarmente – in definitiva, si fidavano di me.

Furono anni belli, spensierati. La amavo come niente altro al mondo e volevo una famiglia con lei che, peraltro, amava tanto i bambini. Così, al suo ventunesimo compleanno, decidemmo di sposarci. Io ero prossimo ai 30 e desideravo fortemente diventare padre. I genitori attempati mi hanno sempre messo tristezza, quindi non volevo perdere altro tempo. Avevo tutte le carte in regola: alle follie giovanili avevo detto addio da un pezzo, il mio lavoro era stabile e ben retribuito. Non mi restava che costruire il nido con lei, l'amore della mia vita. Così facemmo.

Pochissime settimane dopo la felice notizia della gravidanza, iniziai a notare un profondo cambiamento nel suo carattere. Era divenuta emotiva e con me non manifestava più l'affetto di prima. Nulla di grave, mi dissi, anzi. Pensavo: tutto normale, saranno gli ormoni. Il diventare donna e madre deve essere un cambiamento epocale nella vita di una giovane ragazza degli anni 2000. Così mi adattai a questa nuova versione della mia "fidanzata" neomamma.

Dopo la nascita del nostro primo figlio, le cose si assestarono su un nuovo equilibrio, anche se di quella giovane e fresca ragazza, che non vedeva l'ora di fare l'amore con me, era rimasto poco o niente. E non sto parlando di una semplice e normale declassazione. Sono ben conscio che sia normale passare in secondo piano rispetto ai propri figli e lo ritengo giusto. :blink: Ma quella che mi ritrovavo davanti era proprio una persona diversa dalla donna che avevo conosciuto.

Non badai più di tanto a questo, memore delle chiacchiere fatte con i colleghi riguardo alla metamorfosi che subisce una dopo la gravidanza. E, poi, ero troppo contento e fiero del nostro primogenito maschio. Il calore del focolare domestico mi faceva dimenticare tutto.

I nostri primi dissidi verterono su questioni banali, quali l'inaccettabile stato della casa che in teoria lei avrebbe dovuto gestire dati i miei impegni. Ero reduce da cinque anni di vita autonoma, dunque abituato all'ordine e alla pulizia. Non sono mai stato maniacale, però non sopporto il caos. Passarono tre anni, durante i quali ci assestammo, ritrovando un po' di complicità e affetto reciproco. Ma sono costretto a ribadire che lei era profondamente cambiata e il suo interesse verso di me decisamente scemato. Io, però, continuavo a figurarmi che tutto ciò rientrasse ancora nei parametri della normalità.

Il sesso, o fare l'amore che dir si voglia, era diventato raro. Se tutto andava bene, due volte al mese. Arrivai così ad accusare una vera e propria carenza affettiva da parte di mia moglie e la tradii. Niente di trascendentale, solo un paio di scopate fatte più per bisogno fisiologico che per altro. Immaginavo di dovermi sentire uno schifo, dopo aver commesso adulterio, ma così non fu e archiviai nella mia coscienza l'accaduto come una scappatella insignificante.

Arrivò il secondogenito – con mia grande gioia, un altro maschio. A quel punto, però, la gestione delle faccende domestiche precipitò. Nel frattempo, convolammo a nozze religiose. Lei ci teneva e anche le nostre famiglie – pure io, a dirla tutta. Mi confessai e promisi di non fare più "sciocchezze". Capii che mia moglie era portata solo per fare la madre dei miei figli. Con loro era bravissima, paziente, li capiva, dimostrando un innato istinto materno nonostante la giovane età. Al contempo, però, non era capace di fare la moglie per suo marito. Non mi supportava in nulla. Era venuto a mancare il dialogo, la condivisione. Io ero solo il rompipalle dell'ordine e quello che doveva pagare la totalità delle spese, visto che lei aveva un'occupazione part time.

Divenni scontroso e verbalmente aggressivo. Ero perennemente nervoso e stressato. Lei non mi era di nessun conforto. Il mio tempo libero si perdeva dietro le faccende domestiche che lei trascurava deliberatamente. Ma cosa avrei dovuto fare, lasciarla per la sua pigrizia? Era fatta così. Avevo giurato fedeltà e amore incondizionato davanti a Dio. Non potevo venir meno a tanto. Così pensavo, fino a che iniziai sempre più spesso a "guardarmi in giro", complice la mia professione che mi porta a conoscere parecchie persone anche di sesso opposto.

Arrivò il vero e proprio tradimento. Non riuscivo più a sopportare l'astinenza di affetto, di calore e di interesse che avrebbe invece dovuto darmi la madre dei miei figli. Il mio umore peggiorò, presi diversi chili. Dopo un'autoanalisi capii che avevo un malessere esistenziale dovuto al fatto che mia moglie non mi amava come desideravo. Immaginavo che a un marito, per essere amato, bastasse lavorare in maniera indefessa, non avere alcun vizio, fare il proprio dovere. Supponevo che, per avere una moglie devota come lo fu mia madre per mio padre, io facessi tutto il necessario. I miei genitori sono sempre stati per me un autentico e irripetibile esempio di amore coniugale.

Non volevo gettare la spugna per niente al mondo, da bravo conservatore reazionario quale sono. Non vedo di buon occhio le famiglie di separati e tanto meno quelle allargate. Sapevo bene quali sono i danni sociali del divorzio e quelli emotivi arrecati ai figli. E, poi, la paura del fallimento e della solitudine erano troppo per me. Se questa era la mia croce, l'avrei portata.

Ma qualcosa dentro me stava cambiando... Ad esempio, non vedevo più con occhio schifato le peripezie fedigrafe di un collega, un traditore seriale. Anzi, empatizzavo pienamente con lui. Lo capivo. Il rapporto matrimoniale si era fatto sempre più teso. Decidemmo di comune accordo di rivolgerci a uno psicoterapeuta, ma gli effetti benefici delle sedute furono in realtà solo delle tregue. Io ero sempre più alterato, lei sempre più distante. Nei momenti di calma, non voleva neanche farsi sfiorare da me. Oltretutto, sospettava da tempo che rivolgessi attenzioni a terze persone.

Finimmo così in un circolo vizioso. Io ero arrabbiato perché non riscontravo collaborazione nella vita quotidiana e domestica, lei si chiudeva. Diventavo sempre più frustrato per questa situazione che speravo si sbrogliasse da sé, magari col tempo. Lei marcava sempre più le distanze, fino ad arrivare al punto di voler dormire in un'altra stanza.

Un giorno di un periodo particolarmente deprimente, mi chiese la separazione. Mi disse che non provava più amore per me, che non ce la faceva, che si sentiva oppressa dal sottoscritto. Voglio precisare che ho la mia dose di colpe. Sono stato verbalmente aggressivo, anche se non le ho mai usato violenza a livello fisico, neanche nelle situazioni più esasperate.

Il mondo, comunque, mi stava cadendo addosso. Per la prima volta, realizzai che stava succedendo anche a me. Mi sarei separato. Cercai di farla ragionare, di concedermi del tempo. Provai pure a smussare alcuni angoli del mio carattere troppo duri. Mi impegnai, ma non servii a nulla. La mia immagine ai suoi occhi era totalmente compromessa. Lei non era più in grado di amarmi. Me ne feci una ragione. Sapevo che, statistiche alla mano, i figli di divorziati come lei hanno grandi probabilità di finire a loro volta per ripetere le gesta genitoriali. Non credevo più nei miracoli e, a dirla tutta, non la amavo più neppure io. Amavo l'immagine che avevo di noi, di una bella e dinamica famiglia giovane, senza problemi economici o di altro genere. Ma, così non era. Io ero cambiato e lei a sua volta.

Nel frattempo, a onor del vero, perfino la società era mutata. Cosa voglio dire con questo? Le giovani donne di oggi sono vittime di un'immagine dell'amore troppo idealizzata. Sitcom, social, canzoni sdolcinate alla Tiziano Ferro, libri di Moccia hanno fatto credere che l'amore sia bello, romantico e cool. Niente affatto! L'amore è un sacrificio immenso che la società attuale non è assolutamente in grado di sopportare. Oramai, temo esista solo una reciproca convenienza mascherata di buoni sentimenti. Quando questa viene a mancare, oppure si trova di meglio, si trasloca. L'amore come lo hanno conosciuto i nostri genitori, anzi i nostri nonni, non esiste più. Non può esistere. Devozione, visione comune, abnegazione sono scomparse perché si pensa che stare assieme debba essere necessariamente e per forza bello. Andatelo a chiedere alle vecchie generazioni se è così. Non voglio dire che si debba sopportare qualsiasi cosa tra le mura domestiche, ma le crisi odierne erano impensabili fino a cinquanta o sessant'anni anni fa. Ci si conosceva a quindici anni e si rimaneva insieme fino alla morte. Mi viene da ridere a pensare che, adesso, invece, a quindici anni hanno preso più falli che altro. La società occidentale non ha gli strumenti per credere in nulla, a meno che non sia una strampalata idea di libertà progressista basata sull'egoismo – figuriamoci se l'amore più autentico può trovarvi spazio.

Per chiudere, direi che oggi come oggi va assolutamente evitato il matrimonio e il mettere al mondo dei figli. Da maschi, non ci resta se non coltivare noi stessi. Ritorniamo a scoprire l'amicizia virile, la mascolinità, l'avventura, le passioni. Non caghiamole le donne, non paghiamo più un caxxo per loro, non portiamocele dietro in moto, non coinvolgiamole nelle "cose" che ci riguardano. Chissà che magari queste bambine viziate tornino ad ammirarci come una dama del Medioevo ammirava il suo cavaliere.

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Serenissimo

CitazioneI suoi genitori divorziarono quando lei era ancora bambina.

Con lei, stavamo spesso insieme e, nei weekend, si trasferiva da me con il benestare dei suoi genitori

. Nel frattempo, convolammo a nozze religiose.

Direi che questi tre punti sono la sintesi del totale degli errori commessi da chi ha scritto la lettera .

Divorzio dei genitori = più probabilità di divorziare a tua volta

"Con lei stavamo spesso insieme" = mai trascurare le amicizie , mai sacrificare il tempo con le amicizie .

Poi, matrimonio religioso in secondo tempo e come tentativo di "riparare" , quando quelli civili si rompono molto più facilmente .

Infine, mi dispiace, ma sei nato nel posto peggiore , il nord italia (eccetto il triveneto )
Da una dona a un molin no gh'è gran diferenza.

Finnegan

Il divorzio dei genitori e i rapporti prematrimoniali mi sembrano l'errore più grave. Poi questa con chi era stata prima di lui?
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Serenissimo

Citazione di: Finnegan il 20 Dicembre 2022, 09:33:59 PM
Il divorzio dei genitori e i rapporti prematrimoniali mi sembrano l'errore più grave. Poi questa con chi era stata prima di lui?

Più che rapporti prematrimoniali , il frequentarsi troppo , e di conseguenza pure i rapporti . Se questa storia fosse della lombardia o piemonte non mi sorprenderebbe, data la natura ipergamica di quelle provincie .

Con chi era stata ? Non l'ha scritto . Aveva 17 anni all'epoca ma nulla toglie che già ipergamava a scuola
Da una dona a un molin no gh'è gran diferenza.

Finnegan

Dice poco, ma si capisce chiaramente che era tremendamente pigra. Ne ho conosciuta un'altra (veneta) con genitori separati e di indole pigra e svogliata
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Serenissimo

E questo è un dettaglio da guida maschile : mai aver a che fare con donne pigre e svogliate .
Da una dona a un molin no gh'è gran diferenza.

Finnegan

Uno dei primi test è la visita a sorpresa: vi si trova talvolta l'asse da stiro troneggiare al centro del salone, con scartoffie e vestiti sparsi ovunque. Sappiate che è esattamente come terranno la casa familiare
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Il Conte di Lautréamont

C'e' un passaggio che lo possono capire solo gli uomini sposati:

Citazione di: Finnegan il 20 Dicembre 2022, 07:02:52 AM
Pochissime settimane dopo la felice notizia della gravidanza, iniziai a notare un profondo cambiamento nel suo carattere. Era divenuta emotiva e con me non manifestava più l'affetto di prima. Nulla di grave, mi dissi, anzi. Pensavo: tutto normale, saranno gli ormoni. Il diventare donna e madre deve essere un cambiamento epocale nella vita di una giovane ragazza degli anni 2000. Così mi adattai a questa nuova versione della mia "fidanzata" neomamma.

Anche nel mio caso, quando nacque mia figlia, mia moglie cambiò totalmente carattere e di me non si interessò più. Fece dormire mia figlia nel letto matrimoniale fino all'età di 12 anni, rendendo pressocchè impossibile ogni parvenza di vita affettiva. Divenne estremamente criticona, litigiosa e irascibile. Da me si aspettava solo i soldi per coprire le spese di mantenimento. Anche per questo motivo decisi di abbandonare l'Italia e andare a vivere in un altro continente, almeno mia figlia, anche senza un padre, sarebbe vissuta in un'atmosfera più serena. E allora ci deve essere una spiegazione, se così fan tutte!!! La spiegazione antropologica ce la dà San Paolo che ha comandato all'uomo di amare la donna e alla donna di obbedire all'uomo. Poteva comandare forse "amatevi reciprocamente"? Perché non lo ha detto? Si deve pensare che la donna ama si, ma i figli, per questo motivo non può amare il marito. Le due cose si escludono a vicenda. Per molte mogli è così: ho letto storie analoghe anche presso psicologhe donne che dicono che queste donne sbagliano. Perché i figli crescono, si rendono indipendenti e non hanno poi più bisogno della mamma. E quando giunge quel momento alla moglie che rimane? Risposta: un rapporto inesistente con il marito. Una marea di matrimoni finiscono in questo modo.

Il Conte di Lautréamont

Poi la parte finale di questa lettera non è molto convincente. Io il grande amore che c'era una volta non l'ho visto. Una volta, fra l'altro, i matrimoni erano combinati dalle famiglie degli sposi e si potevano rompere solo se lo volevano le famiglie degli sposi. Quindi quasi mai. A tenere saldo il matrimonio erano concetti quali l'onore, il rispetto, il senso del dovere. Oggi non ci si deve sposare per le stesse ragioni di sempre, perché non esiste il matrimonio d'amore, perché le donne amano i figli, ma non i mariti. Se però si ricerca il matrimonio di interesse, invece, questo è sempre attuale, ma sarà solo quello che ogni sposa farà con qualsiasi uomo.

Serenissimo

CitazioneSi deve pensare che la donna ama si, ma i figli, per questo motivo non può amare il marito. Le due cose si escludono a vicenda

Questo non credo , almeno non nei paesi non femministi . Il problema è che hanno permesso che le donne potessero rompere matrimoni,  senza valida ragione , senza conseguenze .
Da una dona a un molin no gh'è gran diferenza.

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