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Sommario della discussione

Inserito da Finnegan
 - 21 Febbraio 2021, 10:34:33 PM
La speranza è che la gente si scuota dal proprio torpore e si scrolli di dosso il paradigma materialista. In una parola: che si converta. Ma neppure la pandemia è servita, anzi aumentano le separazioni e divorzi e le leggi LGBT avanzano al galoppo. Verosimilmente, ciò non accadrà finché dureranno cultura consumista e annessa apparato mediatico, quote rosa, lauree e posti di lavoro distribuiti secondo il criterio delle "dispari opportunità".
Inserito da johann
 - 21 Febbraio 2021, 04:09:14 PM
Un ottimo scritto,  che sul fronte della denuncia, non lascia purtroppo nulla da aggiungere,  ne tantomeno sembra lasciare molto altro da dire sul fronte della critica,   un pezzo che sembra il gelido "reportage" di un fatto di cronaca,  anzi,  un  ineccepibile punto della situazione,  che delinea a tinte fosche quello che potrebbe essere benissimo il "manifesto" storico della nostra epoca. 
Mi rendo conto che cercare motivi di speranza dentro a un quadro simile, sia molto difficile,  ma ..occhio!  per le persone savie,  non dovrebbe essere più difficile che continuare a dare credito alle sragioni sproloquianti dei nostri detrattori, come, ad esempio:  credere nell'esistenza del gene dell'omosessualità,  dare credito scientifico alle "str***ologie", gender, lbgt.. queer, 
vedi
https://youtu.be/4bOkZIdMgrw   
oppure ritenere che ci sia spazio per la democrazia nei gangli elitari del potere mondiale,  o ancora, cercare carisma o anche solo le virtù teologali in un soggetto "cessato" alla causa cattolica come bergoglio,  o ancora, cercare in una femminista radicalizzata, come la gruber, scampoli o resti anche accidentali della naturale antropologia femminile, ecc ecc   

si impone un po' di contestualizzazione,  facciamo un passo indietro:   se c'e una costante "inossidabile" che attraversa tutta la storia,  e' quella che concerne la bramosia che si scatena nell'uomo, quando l'oggetto del suo desiderio si chiama  potere temporale,   per questo fine, l'uomo o meglio una specifica genia di individui  (conquistatori / liberatori, condottieri, imperatori, monarchi, aristocratici, borghesi, duci, ideologi, tecnocrati, ecc )  diversi in apparenza, ma sempre uguali nella sostanza,  per brancare il "trono" di turno, hanno sempre speso ogni mezzo, e sacrificato ogni costo (soprattutto umano)   questa genia, al netto dello stesso concetto di potere che da far suo ha nel corso del tempo avuto un certo grado di "evoluzione",  passando da quello antico e arcaico dove la guerra era la necessaria prassi legittimante,  a quello "rinascimentale" macchiavellico con l'inizio dell'emancipazione del potere dalla morale e dalla ragione,   fino a quello "moderno illuminato"  inaugurato dalla  riv. Francese, che nel suo delirio massimalista ha investito il potere, addirittura di un proprio status etico,   quella genia dicevo, da che mondo e mondo e' sempre saltata fuori come conseguenza dell'ebbrezza del potere e che ha saputo "trarre" dal contesto sociale di ogni epoca, praticamente lo stesso campionario di umanita',  cinico,  spietato, spesso bestiale,  tanto più il soggetto si rivela pragmatico, nel senso di smaliziato senza scrupoli e avulso dai condizionamenti della morale, tanto più e' predisposto alla scalata del potere in ogni situazione. 
Rispetto al quadro umano della societa' questa genia ha sempre rappresentato una specie di casta a parte,  una casta in grado di replicarsi e tramandarsi. 
Ora rispetto a questa specie di "dinastia"  la domanda  e'  ...chi sono gli epigoni odierni di questa casta , chi sono quelli che oggi hanno raccolto il testimone, in materia di predazione e intitolazione del potere temporale?   Chi sono i campioni del "pentathlon misticista" che va tanto di moda oggi  dove  PER IL POTERE si puo essere allo stesso tempo, e in base alle circostanze:  tutto e il contrario di tutto,  gelidamente pragmatici,  massimalisti ideologici,  agnostici relativi,  tecnici,  politici,  ecc ecc,   se non loro,   solo loro,    sempre loro,   quelli che oggi detengono il potere, quelli che rappresentano il sistema, quei regressisti che a torto si fanno chiamare progressisti

oggi per il potere non e' nemmeno più questione di "starci o farci",   niente più' battaglie intelletuali come quella mitica tra augusto del noce vs norberto nobbio,  niente più'  "incrocio di penne" sul merito delle cose,   ma selvaggia "mistificazione a tappeto" di tutto lo scibile,  in modo da "spacciare" le cose per quello che si vuole ideologicamente che siano.  a ben guardare se oggi nella societa' c'e' un'evidente asimmetria della mistica pro sistema,  questa e' tanto più dovuta alla faziosita' del cartello monopolista dei media asseverati che la tengono in piedi,  di quanto essa sia vuota di ragioni e di sostanza culturale per stare in piedi da sola,  il potere per il potere e' sempre stato  ..potere per il potere,  non ci sono mai state altre giustificazioni o chissa' quali spiegazioni
un grazie comunque a pecchioli e ai sempre nuovi intellettuali, che vogliono aggiungere la propria firma alla causa,  infatti nonostante tutto, se c'e un motivo di speranza  e' che proprio sul tema occidente, noto la classe intellettuale sempre più coinvolgersi e dividersi, e siccome ormai non si puo' parlare di occidente senza tralasciare le sue questioni dirimenti (radici storiche, patriarcato, q.m. ecc )  Mi viene da essere quasi moderatamente ottimista,  quindi avanti con il prossimo intervento,  e speriamo che non sia cosi' listato a lutto rispetto al futuro
Inserito da Finnegan
 - 17 Febbraio 2021, 11:52:26 PM
CitazioneOccorre restare in piedi tra le rovine e tenere la posizione: sepolto – forse insepolto- l'Occidente, qualcun altro ritesserà il filo della civiltà."
Il generale Patton prima della campagna d'Europa disse: "Non voglio sentire nessuno dire "stiamo tenendo la posizione". Che tengano i tedeschi!"
Se tenere la posizione significa non far nulla in attesa che le cose cambino (niente associazionismo e niente figli) l'epilogo è scontato:
CitazioneIl punctum dolens di questo ragionamento sta nell'individuazione del "qualcun altro", che "ritesserà il filo della civiltà". Non basta che rinasca la civiltà, è necessario che la civiltà sia la nostra civiltà, la civiltà cristiana. Altrimenti, porte aperte all'immigrazione di massa ed ecco sorgere nuove civiltà.
Fossi un parroco queste cose le direi tutte le domeniche e indirei decine di iniziative in tal senso. Ma credo andrebbero comunque deserte. :biggrin:
Il punto debole della questione è che le cose non si cambiano da soli ma insieme, però è impossibile fare qualsiasi cosa con chi non ha la più elementare consapevolezza di questi concetti e pensa alla propria "realizzazione" e alle proprie "esigenze".
Detto con Charles Mackay:
"Gli uomini [e le donne], è stato ben detto, pensano in gregge; si vedrà che impazziscono in gregge, mentre ritrovano [forse] la ragione solo lentamente, e uno per uno."
Inserito da Ent
 - 17 Febbraio 2021, 04:51:10 PM
Considerato il significato del rifiuto del cognome paterno, io ritengo in ogni caso inaccettabile il mutamento di disciplina. Sono state fatte fin troppe concessioni al femminismo e questa non sarebbe certo l'ultima. Verrebbe da dire: frangar, non flectar.
Ipotizzando però che si legiferi lasciando libertà di scelta, proporrei agli uomini di non sposare una donna che desideri imporre il proprio cognome ai figli, perché tale rivendicazione, in una donna, denoterebbe una personalità impositiva e totalizzante.
Se poi tali uomini fossero favorevoli alla "parità di genere", allora non avrei obiezioni circa l'ipotesi che non solo le figlie, ma anche i figli avessero il cognome della madre, poiché sarebbe implicito che non crescerebbero in una famiglia in cui la virilità sia un valore.
In questo scenario si avrebbero due modelli famigliari: uno fondato sul valore della diversità tra maschile e femminile; l'altro femminista/omosessualista (definirei così il modello fondato sull'uguaglianza dei sessi).
A me del secondo modello non interessa, i suoi protagonisti si rovinino come meglio credono; ma è necessario preservare quel poco che resta dell'integrità del primo.
Inserito da dotar-sojat
 - 17 Febbraio 2021, 03:07:25 PM
mah, la vedo dura in una società dove un sacerdote (e non alla messa del paesello) dice "amen and awomen"
propongo ai maschietti il cognome del padre e alle femminucce quello della madre, prima che si piglino tutto
Inserito da Ent
 - 17 Febbraio 2021, 01:45:43 PM
Articolo davvero ottimo.
Prima di esprimere la mia opinione sulla questione oggetto dell'articolo, vorrei spendere qualche parola sull'aspetto giuridico del problema, toccato delicatamente dall'autore dell'articolo.

Il rapporto tra Costituzione e Corte Costituzionale è pressoché quello che sussiste tra pittura e pittore. La pittura ha certe caratteristiche tecniche, ma non vincola - se non per limiti modesti - il pittore, che quindi ne può disporre a piacimento; analogamente accade tra Corte Costituzionale e Costituzione.
La Corte Costituzionale si è contraddetta innumerevoli volte nelle sue interpretazioni, talvolta rasentando il comico; basti pensare alla giurisprudenza sul rapporto tra fonti del diritto interno e fonti comunitarie (questo tema meriterebbe una trattazione a parte).
La Corte Costituzionale semplicemente è costituita da alcuni giuristi italiani - non certo i migliori - selezionati dal potere politico. In questo non trovo sostanziali differenze rispetto a quanto accade negli Stati Uniti: avete presente gli infuocati scontri tra democratici e repubblicani per la nomina di questo o quel giudice? Va però osservato, ad onor del vero, che negli Stati Uniti i giudici sono vincolati al precedente giurisprudenziale (stare decisis), in Italia invece possono lietamente contraddire se stessi.
La Costituzione trova poi un generale apprezzamento tra il popolo perché molte sue norme hanno un contenuto talmente astratto da poter essere adattate a piacimento: leggendo la Costituzione ciascuno intenderà ciò che gli piacerà intendere e tenderà a valutare le interpretazioni divergenti dalla propria come di dubbia costituzionalità.
Di particolare rilevanza è l'art. 3 (principio di uguaglianza) che assai frequentemente è posto dalla Corte a motivo di incostituzionalità; questa norma è la sintesi del potere arbitrario del collegio giudicante, perché ciascun giudice valuterà se le discriminazioni siano ingiuste in base alla propria ideologia; in una prospettiva femminista, ad esempio, le norme di favore stabilite  per le donne non sarebbero discriminatorie, perché sarebbero volte a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini" (art. 3 comma 2).
Ed anche il contemperamento di principi contrapposti (es. salute contro libertà personale) si presta a rendere ideologica l'interpretazione della Costituzione, subordinandola alle proprie idee politiche, filosofiche, morali.
Insomma, i giudici costituzionali hanno una discrezionalità talmente ampia, da poter dipingere con la pittura della Costituzione quasi qualsiasi quadro.

Venendo, in secondo luogo, a considerare il merito dell'articolo
, credo che vi sia poco da aggiungere a quanto scritto da Pecchioli. Mi sembra peraltro che molte delle osservazioni manifestate, siano in sintonia con quanto espresso in questi medesimi spazi.
Magnifiche, nonostante l'amaro sapore, queste riflessioni:

- "Descritto come violento, stupratore seriale, dittatore millenario, l'uomo è decostruito in tutte le sue identità ed espropriato di quella alla quale più teneva, la funzione di paterfamilias. L'abolizione del padre è una delle caratteristiche più drammatiche della società terminale nella quale siamo immersi. Il padre era la legge, la guida, il modello, la protezione e l'anello principale della catena di trasmissione della comunità. Distruggere la sua figura, destituire la sua autorità, è stato l'esercizio più riuscito della rivoluzione culturale dell'ultimo mezzo secolo. L'ultimo passo è negare ai figli il cognome del padre, una sconfitta antropologica che provocherà nuova deresponsabilizzazione dell'uomo. [...]
Il cognome che porto mi connette a mio padre e a coloro che l'hanno preceduto, mi situa all'interno di una storia, è un elemento inderogabile della mia identità. Lo sapevano le civiltà religiose, per le quali attribuire il nome era prerogativa divina che attribuiva alle cose un alito di vita e un significato trascendente. Fino a poco tempo, era un orgoglio trasmettere qualcosa di sé oltre i beni materiali".

Oggi si riscontra una comune volontà di emancipazione dall'altro, anche quando "l'altro" è la famiglia d'origine. Ci si è illusi di poter fare "tabula rasa" e da lì, poter costruire la propria identità. In realtà, dopo l'annichilimento, null'altro (ancora Pecchioli: "Recidevano cioè consapevolmente una radice, quella dell'identità spirituale"); e questo è un paradosso, perché l'individualismo ha portato alla perdita dell'identità... individuale. Qui ha avuto vita facile l'imposizione del modello della Grande Madre, cioè:
Citazione di: Finnegan il 17 Febbraio 2021, 12:40:10 AMdella società consumista, nutritiva e materna.

Impressionano le parole di Tocqueville, circa il dispotismo moderno: "Vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un'infanzia perpetua".
Questa è proprio la Grande Madre,  il "Brave New World" di Aldous Huxley, che si prefigura attraverso il grimaldello del principio di uguaglianza: "All'uguaglianza gli uomini d'oggi sacrificano non solo la libertà – che è differenza – ma anche la verità, negando ciò che vedono [...] I profeti del nulla sono riusciti a farci credere che siamo atomi senza ieri e senza domani [...] In nome dell'uguaglianza e dell'equivalenza, nulla ha valore. Il transito verso il nulla avanza anche sulle ali delle sentenze e delle eleganti costruzioni giuridiche. Per tutto esiste una giustificazione ammantata di legalità e giustizia".

La chiave della questione è concentrata in queste considerazioni:
"Ci convinciamo sempre più della necessità di "cavalcare la tigre", ovvero di lavorare affinché la civilizzazione morente chiuda in fretta la sua penosa parabola. Scrive Jean François Brient "il mio ottimismo si basa sulla certezza che questa civiltà fondata sul nulla sta per crollare. Il mio pessimismo su tutto quello che fa per trascinarci nel suo vortice". Occorre restare in piedi tra le rovine e tenere la posizione: sepolto – forse insepolto- l'Occidente, qualcun altro ritesserà il filo della civiltà."

Tali osservazioni, come accennavo, costituiscono la chiave della questione, perché:

1) Viene affermata la fine dell'Occidente, senza troppi giri di parole; e su questo abbiamo qui più volte discusso (vedasi, ad esempio: https://www.coscienzamaschile.com/index.php?topic=2117.0)

2) Viene elaborata una strategia: "occorre restare in piedi tra le rovine e tenere la posizione".

Il punctum dolens di questo ragionamento sta nell'individuazione del "qualcun altro", che "ritesserà il filo della civiltà". Non basta che rinasca la civiltà, è necessario che la civiltà sia la nostra civiltà, la civiltà cristiana. Altrimenti, porte aperte all'immigrazione di massa ed ecco sorgere nuove civiltà.

Penso che, per quanto possibile, quel "qualcun altro" dovremmo essere noi. Tenere la posizione non è poca cosa, la disfatta tedesca in Russia, nella seconda guerra mondiale, è stata possibile perché i russi hanno "tenuto la posizione". Fuori di metafora, non rinunciamo ai valori eterni, e se non ci sono le condizioni per mettere su famiglia, trasmettiamoli al nostro prossimo, per quanto le circostanze ci permettano. Non è forse vero che lo stesso Pecchioli, con i suoi articoli, stia contribuendo a ritessere il filo della civiltà? Siamo noi gli ultimi rappresentanti dell'Impero di Roma, sopraffatti dalla barbarie, oppure siamo chiamati ad essere i cristiani dell'Alto Medioevo che aprendo e chiudendo le porte delle fortezze hanno ottenuto la vittoria?
Ecco, questo "tenere la posizione" in chiave cooperativa, libera dal pessimismo disperante e dalla passività, penso proprio che possa essere la via maestra per ricostruire, anche solo in parte, tra le macerie dell'Occidente.
Nessuna notte è abbastanza lunga da impedire al Sole di sorgere.
Inserito da Finnegan
 - 17 Febbraio 2021, 12:40:10 AM
Conosco Pecchioli, seguo i suoi articoli da tempo. Ennesimo punto a favore della società consumista, nutritiva e materna.
Mi viene in mente un passo del Vangelo: "A queste condizioni non merita sposarsi". Non ha troppo senso metter su famiglia se poi, per varie ragioni, non è possibile trasmettere certi valori.
Se la tendenza miracolosamente non cambia, nel 2100 saremo 30 milioni, di non so quale genere, o gender di cittadini. Più di tanto non abbiamo potuto fare, se la vedranno le generazioni future.
Inserito da ContraTenebras
 - 16 Febbraio 2021, 09:12:46 PM
Penso sia utile che anche voi siate a conoscenza dell'articolo di cui al link sottostante

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/mondo-donna/9916-nel-nome-del-padre