Falsità e Bugie Storiche sulla ‘Santa inquisizione’

Aperto da Finnegan, 10 Novembre 2021, 08:39:21 PM

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Finnegan

Antonello Cannarozzo ci offre, diviso in tre parti, un accurato e documentatissimo lavoro sulla realtà dell'Inquisizione, di come questa realtà sia stata nel corso dei secoli strumentalizzata per motivi politici e religiosi dagli avversari sia della Chiesa che delle potenze cattoliche e di come questa "leggenda nera" sia tenuta ancora viva da una storiografia partigiana, e fondamentalmente non onesta. Buona lettura.

§§§

Falsità e bugie storiche sulla 'Santa inquisizione'
Alimentate dall'odio verso la Chiesa di Roma
(Prima parte)

Antonello Cannarozzo

Come introduzione sulle tante infondatezze nei confronti dell'Inquisizione cattolica, il libro del prof. Andrea del Col, 'L'inquisizione in Italia', è certamente istruttivo quando afferma che: "Il mio libro è privo di immagini. La scelta è deliberata e ha una motivazione culturale: le immagini di interrogatori, torture, autodafé e roghi sono in genere posteriori ai fatti e risultano spesso condizionate dalla leggenda nera [...]. Molte cifre macroscopiche provengono dalle correnti anticlericali del XIX secolo che cercavano con ogni mezzo di porre in cattiva luce l'operato della Chiesa".

Basterebbero queste righe per concludere il mio articolo, purtroppo la 'leggenda nera' dell'Inquisizione è dura a morire.

Davanti a molteplici accuse, spesso contraddittorie sull'Inquisizione, ho riportato giudizi di storici, molti dei quali volutamente non cattolici che hanno riscritto una storia ben diversa dalla vulgata corrente, fatta solo di torture e di roghi sempre accesi.

Nessuno vuole difendere a spada tratta l'Inquisizione cattolica dai suoi eccessi, neanche, però, vederla sempre come il male assoluto della Chiesa, ma ristabilire, per quanto possibile, un quadro più reale di questa istituzione che ha rappresentato una fase storica tra le più popolari e discusse del cattolicesimo, di mio c'è solo una ricerca certosina sull'argomento.

Come nascono le falsità sull'Inquisizione

Sappiamo che solo a nominare la Santa Inquisizione, ancora oggi si evocano torture, roghi, carceri, persecuzioni, sadismo, insomma, quanto c'è di peggio e di più depravato nell'animo umano.

Il mito della sua crudeltà come tale, insieme alle leggende nere, cominciò a intorno al XVI secolo da parte protestante, con la pubblicazione poi, nel 1691, della 'Historia Inquisitionis', tradotta e divulgata in inglese come un vero atto d'accusa alla Cattedra di Roma. Se non fosse drammatico, ci sarebbe da sorridere che proprio coloro che scatenarono, come vedremo, le più odiose forme di persecuzione verso le proprie vittime davanti a tribunali non certo misericordiosi, accusavano poi la Chiesa di follia omicida.

Queste accuse oggi sarebbero definite, per le loro inattendibilità, pura fantasia, ma talmente ben fabbricate che hanno  convinto nei secoli milioni di persone, un po' come la frase attribuita a Joseph Goebbels, capo della propaganda nazista: "A forza di ripetere una bugia, essa diventerà vera" e così è stato per l'Inquisizione cattolica, ancora nel XIX secolo, in un clima culturale positivista, ateo, protestante e soprattutto neo liberale, tali menzogne furono ampliate e propagandate tanto che, ai giorni nostri, si prende per verità il processo a Galilei descrivendo le torture che dovette subire lo scienziato in tarda età, come illustrato anche nel disegno di Francisco Goya che mostra il vecchio scienziato martoriato dalle sevizie, quando in verità non avvenne mai nulla di tutto questo.

La giurisdizione dei tribunali

Lo storico britannico Henry Kamen, nel suo libro 'Inquisizione spagnola' ha dimostrato che la tesi secondo cui questo tribunale era un'onnipotente e terribile pianificatore di torture è solo una invenzione del XIX secolo, mentre fu: "Un'istituzione sottodimensionata, i cui tribunali erano sparsi e avevano solo una portata limitata e i cui metodi erano più umani rispetto a quelli della maggior parte dei tribunali secolari. La morte sul fuoco, inoltre, era l'eccezione, non la regola".

Per fortuna, in questi ultimi anni, come vedremo, il tema dell'Inquisizione sta uscendo dai meandri del 'romanzo horror' per riacquistare quel ruolo che la storia le ha rubato per molti secoli ed apparire per quello che realmente fu: una grande istituzione, non solo religiosa, ma anche di progresso civile, con tante ombre, ma anche, certamente, con tante luci.

"La storiografia moderna riconosce ormai l'equità, la prudenza ed il rispetto delle regole di quei tribunali", afferma Vittorio Messori il quale, per contrastare una certa visione ideologica, riporta in un suo articolo sul Corriere della sera del 22 febbraio del 2005, una dichiarazione di Luigi Firpo che certo non può essere accusato di essere un difensore della Chiesa in genere, sull'auspicata apertura degli archivi vaticani su questa materia, che poi avvenne grazie all'ora cardinale Ratzinger.

Afferma Firpo:" L'esame dei dossier gioverebbe molto alla Chiesa. Cadrebbero molti pezzi della Leggenda Nera, scoprendo che i processi erano contrassegnati da una grande correttezza formale e da una rete di garanzie inimmaginabile per i tribunali laici dell'epoca. Condanne a morte e torture furono l'eccezione: le immagini che abbiamo dei tormenti e che tutti abbiamo visto anche sui libri di scuola sono state incise ad Amsterdam e a Londra su commissione della propaganda protestante, nel quadro della lotta contro la Spagna per il predominio sull'Atlantico".

Una considerazione certamente importante, che apre altri scenari, ma che affronteremo con la benevolenza di Stilum Curiae un'altra volta.

Fa eco a questa affermazione lo storico Paolo Prodi che asserisce: "l'Inquisizione starebbe addirittura alla base della strutturazione del processo moderno" e ancora "Con l'Inquisizione la Chiesa crea il primo fondamentale pilastro della moderna giustizia, quella creata per perseguire d'ufficio i crimini".

Paolo Prodi, già rettore dell'Università di Bologna, pone anche in rilievo che tale tribunale ha di fatto contribuito a trasformare il diritto romano-barbarico, accusatorio e fondato sulla semplice querela di parte, in diritto d'ufficio, come, tra l'altro, la concezione del dibattimento processuale.

Una formula ancora in uso nei tribunali di tutto il mondo civile, anzi, proprio l'inquisitore era il garante dell'equità nelle fasi più accese del dibattimento processuale e non erano rari i casi di assoluzione degli imputati proprio su sua indicazione.

Altro che cieca crudeltà come ritroviamo nella frase che lo scrittore Daniel Defoe fa pronunciare al suo Robinson Crusoe: "Preferivo (...) essere consegnato ai selvaggi e mangiato vivo piuttosto che cadere negli artigli spietati dei preti ed essere trascinato davanti all'Inquisizione", tanta era la malafede nei confronti della Chiesa.

Del resto la 'leggenda nera' dell'Inquisizione, come spietata follia degli inquisitori, torturatori per vocazione e assetati di sangue, vive nell'immaginario collettivo da almeno quattro secoli e torna immancabile ad ogni piè sospinto nella dialettica anticattolica, come una colpa indelebile dei papi.

Giovanni Romeo, storico, docente, all'Università di Napoli e autore del libro 'Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della Controriforma' attesta, in risposta a queste accuse che: "il XX secolo si appresta a lasciare in eredità al terzo millennio che s'apre, un'immagine sorprendentemente nuova dei tribunali come quelli inquisitoriali, tradizionalmente relegati dal nostro immaginario collettivo tra gli orrori del fanatismo clericale" – e aggiunge –  "Le autorità dell'Inquisizione romana evitarono una persecuzione sanguinosa della stregoneria, non solo perché non erano convinte sino in fondo della realtà della setta delle streghe e dei loro crimini, ma anche perché, soprattutto nel tardo '500, sapevano di poter contare sulla rinnovata presenza di un sofisticato apparato protettivo".

Ed ancora si legge: "Le perplessità dei più autorevoli esponenti della Chiesa e dell'Inquisizione romana di fine '500 non trovano riscontro negli atteggiamenti delle Chiese protestanti degli stessi anni. In queste ultime prevale, rinfocolato anche dal fondamentalismo biblico che le caratterizza lo zelo intransigente, la propensione al bagno di sangue purificatore. E la distruzione della rete protettiva assicurata dal cristianesimo tradizionale potrebbe aver contribuito in maniera determinante ad innescare le spinte persecutorie".

Anche lo storico danese Gustav Henningsen con i suoi studi ha capovolto gli stereotipi della storia europea, specialmente quella dell'inquisizione.

In un importante saggio sulla figura dell'inquisitore spagnolo Alonso de Salazar Frìas, dal titolo'L'avvocato delle streghe, eretici e inquisitori nella Spagna del Seicento' ha dimostrato ampiamente come il Medioevo cristiano fu esente, tra l'altro, dalla follia efferata, ricordiamo la famosa 'caccia alle streghe' che si propagherà, invece, per tutto il mondo protestante.

L'Inquisizione, continua Henningsen, "decretava unicamente la colpevolezza di un imputato, ma non la sua morte, perché non aveva il potere di eseguire il rogo degli eretici" che poteva esercitare solo lo Stato dove esercitava, introducendo un importante principio di trasparenza, di moderazione e di diritto, rispettando la Costituzione 18 del Concilio Lateranense IV, la 'De iudicio sanguinis et duelli clericis interdicto', ossia fatto divieto agli ecclesiastici nelle 'carceri di spargere il sangue'.

Una prassi giuridica riconosciuta ormai da molti storici, quando invece, nello stesso periodo, il potere politico e il popolo volevano procedere ad una giustizia sommaria ed esemplare.

Il popolo e l'Inquisizione

"Di fatto – scrive ancora Henningsen – la popolazione cattolica non odiava, né temeva il Sant'Uffizio, come molti storici hanno voluto farci credere. La gran maggioranza doveva considerare l'Inquisizione come un baluardo contro l'eresia che minacciava la società dall'interno e dall'esterno. Gli inquisitori non erano mostri, né torturatori, ma teologi e giuristi, spesso rispettati e stimati. In maggioranza erano religiosi che avevano preso gli ordini. Molti avevano iniziato la loro carriera come sacerdoti o monaci ed avevano alle spalle lunghi anni di studi teologici".

Per più di mille anni, contraddicendo i critici, nei cosiddetti 'Secoli bui' non esistono né maltrattamenti, né roghi di streghe, anzi, il pronunciamento della Chiesa, che fu legge per tutto il Medioevo attraverso il Canon episcopi, risalente intorno all'anno mille, elimina  l'idea di ogni persecuzione, attraverso tolleranza ironizzando anche sull'argomento, non credendo affatto a questi fatti straordinari, mentre tutte le cupe superstizioni delle streghe vivevano tra i popoli del Nord Europa che a loro volta avevano ricevuto questa cultura in eredità dall'antichità pagana.

È singolare notare ancora come nel mondo della Riforma c'è una vera fobia verso streghe e stregoni, proprio loro che si sono ritenuti sempre più civili moderni e non superstiziosi come la Chiesa cattolica, mentre quest'ultima, con grande forza, ha quasi sempre ignorato i timori del popolino incolto e superstizioso, spesso totalmente avulso dalla religione e condannando sempre quegli eccessi che non le sono mai appartenuti.

Insomma i cattolici erano meno creduloni di quanto si possa credere.

Riprendo dal 'Dublin University Magazine', non certo sospetto di simpatia per Roma questa frase: "È curioso come l'Irlanda, sebbene considerata di solito, e ben a ragione, un paese superstizioso per quanto riguarda spiniti e fate, sia stata invece sempre relativamente immune dalla stregomania".

Nascita dell'Inquisizione

Per comprendere le motivazioni che spinsero la Chiesa ad istituire questo strumento legale, bisogna ricordare che fu per contrastare inizialmente l'eresia gnostico – catara nel XII secolo con il Concilio di Verona alla presenza di papa Lucio III e dell'imperatore Federico Barbarossa.

Le azioni dei Catari spesso erano tutt'altro che spirituali, il loro motto era: "Tutti gli avversari erano peccatori, dunque, andavano sterminati", e con questo bell' ideale sfociavano nella sedizione ed in atti di crudeltà provocando il terrore nelle popolazioni che molte volte si sollevavano compatte contro questa setta arrivando al linciaggio con spargimento di sangue da ambo le parti.

Bisognerà arrivare al 1229 per l'istituzione ufficiale dell'Inquisizione che ebbe tra l'altro un compito non solo giuridico, ma anche missionario nell'individuare gli eretici e ricondurli alla 'vera' fede, era questo lo scopo finale del tribunale, riportare le anime a Dio e non solamente punirle.

Prima di proseguire, bisogna fare una breve precisazione: la persecuzione verso gli eretici, come istituzione giuridica permanente, non nasce dalla Chiesa, ma da un decreto dell'Imperatore Federico II nel 1231 che essendo la massima autorità civile, deliberò l'eresia come un crimine di lesa maestà e stabilì per essa la pena di morte tanto che ogni sospettato doveva essere tradotto davanti a un tribunale ecclesiastico e, una volta ritenuto colpevole, doveva essere punito dalle autorità civili.

Ben presto, tra il XIII e il XVI secolo, il tribunale inquisitorio con la sua autorevolezza si estese anche in Francia, Portogallo, Spagna e infine Roma.

In quell'epoca, tra gli eretici, non c'erano solo i Catari come tali da combattere o, meglio, da convertire, ma vari altri movimenti settari che misero in pratica non pochi problemi alla convivenza civile, citiamo, tra i tanti, gli Apostolici, i Taboriti, gli Hussiti e la loro derivazione, i Fratelli del Libero Spirito che, sempre in nome di Cristo e del rinnovamento spirituale della Chiesa, creavano, come i Catari, disordini sociali e azioni sacrileghe nei confronti specialmente delle chiese e dei religiosi.

Fu una lotta dura e senza quartiere, che coinvolse in particolar modo le regioni francese della Provenza e dell'Italia settentrionale.

Al problema degli eretici ben presto si aggiunse sulla scena della storia anche il fenomeno, già accennato, della stregoneria che cominciava a propagarsi un po' in tutta Europa, tanto che papa Giovanni XXII nel XIV secolo dette mandato all'Inquisizione di operare "anche contro questa forma di superstizione", ma non trattata come un crimine, se non andava contro la religione.

Come ogni cosa, anche l'inquisizione dopo aver conosciuto un periodo di grande fama, già verso la metà del '700 cominciava il suo ridimensionamento.

Secondo una attenta analisi, Giovanni Romeo ha potuto affermare che il XVIII secolo fu per l'Inquisizione il periodo, ormai inevitabile, di un "lento declino" contraddistinto dalla riduzione del numero dei processi, sia per il calo di interesse e sia per il logoramento degli stessi inquisitori, dove spesso le indagini iniziavano solo con l'accumulo di denunce contro uno stesso individuo.

La tortura veniva ormai utilizzata raramente e le condanne a morte ebbero una secca diminuzione. A Napoli, ad esempio, in quel periodo, si aveva ormai una irrilevante attività del tribunale, confermata dalla netta diminuzione delle false denunce, sempre fino ad allora assai numerose e le occasioni di istigare i tribunali per una sentenza ad hoc, si facevano sempre più rade. Scrive ancora Romeo: "Se l'inquisizione puniva sempre di meno, i falsi testimoni si spostavano su altri obiettivi".

Con gli ultimi decenni del '700 si può affermare che inizia anche la demolizione della rete inquisitoriale e la decadenza divenne inarrestabile anche per la perdita di efficacia e credibilità giuridica, ormai di facciata, in molti tribunali locali.

Nel XIX secolo tutti gli Stati europei avevano già soppressero questi tribunali ecclesiastici da anni, rimaneva in vita solo quello nello Stato Pontificio dove nel 1908 papa S. Pio X ne modificò la definizione in Sacra Congregazione del Santo Offizio.

Infine, con il tragico Concilio Vaticano II, papa Paolo VI cambiò la dicitura in Congregazione per la dottrina della Fede, ma senza ormai alcun potere di difesa della vera Dottrina, come ben presto sarebbe accaduto amaramente alla stessa Chiesa in questi ultimi tempi.     (Fine prima parte)

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Finnegan

Falsità e Bugie Storiche sulla 'Santa inquisizione'. L'Inquisizione in Italia

Ecco la seconda parte dello studio compiuto da Antonello Cannarozzo sull'Inquisizione, e soprattutto sulle falsità che sono state volutamente – e ancora lo sono – alimentate dai nemici del cattolicesimo. Buona lettura.

§§§

Falsità e bugie storiche sulla 'Santa inquisizione'
Alimentate dall'odio verso la Chiesa di Roma
(Seconda parte)

Antonello Cannarozzo

L'Inquisizione in Italia

Con la Bolla "Licet ab initio" emanata da papa Paolo III nel 1542, si dava vita alla 'Congregazione della Sacra, Romana ed Universale Inquisizione del santo Offizio', meglio conosciuta come Inquisizione Romana.

Il tribunale era certamente il più importante dell'orbe cattolico, essendo la città sede del papato ed anche se fu tardiva la sua costituzione, rispetto ad altre realtà, fu ben presto punto di riferimento per combattere più efficacemente, oltre le eresie, soprattutto la nascente Riforma protestante, ma accollandosi nel tempo con tutti i luoghi comuni contro la Chiesa torturatrice.

"L'immagine dell'Inquisizione romana come regno della tortura e del male, vive ormai di vita propria, finendo per assomigliare a quelle fake news di cui oggi molto si parla"afferma la storica ebrea Anna Foa, docente di Storia moderna, presso la Sapienza di Roma e prosegue – "Solamente agli occhi dei media e al cosiddetto senso comune storiografico, l'Inquisizione era il nemico per antonomasia del pensiero moderno".

Il Sant'uffizio e la sua obiettività

John Tedeschi, storico anch'egli ebreo e ricercatore italo americano, nel suo libro "Il giudice e l'eretico", ha efficacemente raccontato come l'Inquisizione romana sia stata tutt'altro che 'una caricatura di tribunale' o un vero grottesco 'tunnel degli orrori', o peggio, un 'labirinto giudiziario dal quale era impossibile uscire'.

Una verità, quella di John Tedeschi, sottolineata anche dalla rivista Critica storica che afferma: "Il Sant'Uffizio era talvolta l'organismo più obbiettivo della sua epoca", come hanno confermato le numerose ricerche d'archivio "elogiandone la razionalità delle procedure e la mitezza dei tribunali dell'Inquisizione" ed ancora "Una istituzione dotata di regole razionali e capace all'occorrenza di moderare l'uso della tortura e di scoraggiare denunce e delazioni".

Negli stessi anni, per ironia della sorte, i protestanti scagliavano feroci calunnie proprio contro la moderazione del Sant'Uffizio che esibivano come prova della complicità della Chiesa di Roma, addirittura con le streghe, per la loro tolleranza nei processi a loro intentate, e, per tanto, i cattolici erano accusati anche di magia nera.

Come se ciò non bastasse per screditarla, nei secoli successivi la Chiesa venne accusata di gran parte dei crimini e dei roghi, anche se apprestati dai protestanti, tanto da far dire ad un 'sedicente' cattolico come Hans Küng in una intervista su Repubblica il 4 ottobre 1985 che: "Furono circa nove milioni le vittime dei processi contro le streghe", mentre qualsiasi storico parla di 20-30 mila condanne capitali al massimo in quattro secoli, dimenticando anche che in Europa all'epoca era abitata da poco meno di 90/100 milioni di persone.

A conferma delle tante calunnie sull'Inquisizione, tre anni fa la famosa Bbc, non certo imputabile di simpatie cattoliche, ha prodotto un documentario, Le calunnie sulla Santa Inquisizione (visibile anche su Youtube) dove si dimostra che tutto, o quasi, di ciò che si è raccontato fino ad oggi è spesso frutto di fantasia e privo di attendibilità d storica, elemento che sembra, come vedremo ininfluente nello scrivere sull'argomento.

Due secoli dopo la citata frase di Defoe, un altro best seller mondiale del nostro tempo, 'Il Nome della Rosa', di Umberto Eco, è un vero ossequio alla superficialità storica verso questi tribunali nel quale dipinge l'inquisitore Bernardo Gui, realmente esistito, come un torvo e sanguinario autore de 'Il Manuale dell'inquisitore' che forse Eco non ha mai letto.

Quante contraddizioni

A contraddire questa immagine fasulla, troviamo il grande medievalista Jacques Le Goff, che, è bene ricordarlo, per la Chiesa non ha mai provato molte simpatie, ma da studioso serio prende le distanze dalla falsificazione storica di Eco, definendo l'operazione su Bernardo Gui, in una intervista rilasciata a Tuttolibri il18 ottobre 1986, addirittura scandalosa.

Le Goff cita 'Il Manuale dell'Inquisitore' scritto da Gui nel XIV secolo, dove emerge tutta la saggezza giuridica e un senso dell'umanità che è assai raro trovare oggi nelle moderne magistrature [qualche padre separato non è d'accordo?].

Un esempio è questo brano tratto dal libro di Gui "In mezzo alle difficoltà e ai contrasti l'inquisitore deve mantenere la calma, né mai cedere alla collera e all'indignazione... Non si lasci commuovere dalle preghiere e dall'offerta di favori da parte di quelli che cercano di piegarlo; ma non per questo egli dev'essere insensibile sino a rifiutare una dilazione oppure un alleggerimento di pena, a seconda delle circostanze e dei luoghi – e prosegue – Nelle questioni dubbie, sia circospetto, non creda facilmente a ciò che pare probabile e che spesso non è vero. Né sia facile a rigettare l'opinione contraria, perché sovente ciò che sembra improbabile può risultare vero. Egli deve, ascoltare, discutere e sottoporre a un diligente esame ogni cosa, al fine di raggiungere la verità. Che l'amore della verità e la pietà, le quali devono sempre albergare nel cuore di un giudice, brillino dinanzi al suo sguardo, sicché le sue decisioni non abbiano giammai ad apparire dettate dalla cupidigia o dalla crudeltà".

Ma è proprio questo lo stesso Bernardo Gui il sanguinario criminale descritto da Umberto Eco? Sempre su questo argomento, il libro 'Storia dell'Inquisizione in Italia. Tribunali, eretici, censura" di Christopher Black, professore di Storia d'Italia all'università di Glasgow, ha sfatato la tesi anticlericale, secondo cui l'Inquisizione romana fu solo un "tribunale sanguinario", documentando come le sentenze di morte furono "relativamente poche" se confrontate alle sentenze di quasi tutti gli altri tribunali civili, inoltre la tortura era assai rara e si diedero ai "rei confessi" concrete opportunità di "patteggiamento della pena" o addirittura della sua remissione.

Quando si parla dell'Inquisizione e della sua severità eccessiva non dimentichiamo mai, come hanno mostrato gli studi recenti dello storico francese Jean-Marc Brissaud, che nei suoi periodi più duri e nonostante eccessi personali, era sempre più tollerante in quegli stessi anni dei tribunali laici e, specialmente, dei tribunali protestanti, che erano davvero crudeli.

Inquisizione spagnola

Un sezione a parte merita, in questo panorama, l'Inquisizione spagnola, forse, a torto, la più temuta e la più detestata dai suoi calunniatori.

Su questo riportiamo quanto detto però dalla storica Maria Elvira Roca Barea che scevra da ogni mistificazione, afferma che, nonostante la propaganda illuminista e protestante, l'Inquisizione, "era anche un sistema di controllo per reati – come attestano molti documenti – quali lo sfruttamento della prostituzione, la pedofilia, la violenza sessuale e la contraffazione". Inoltre "In Spagna la persecuzione delle streghe era qualcosa di molto insolito. Soprattutto se si considerano le persecuzioni di massa dei protestanti, causa di migliaia di esecuzioni per stregoneria senza alcun processo legale".

Inizialmente, ancora all'inizio del XVIII secolo, sull'argomento troviamo stampati appena uno o due opuscoli contro questi tribunali, mentre decine di testi vengono diffusi per dimostrare la pretesa corruzione morale nei conventi che ben presto scivolarono in una vera e propria letteratura pornografica, a cui vanno aggiunti gravi accuse di genocidi nelle Missioni nel mondo, specie gesuitiche, perpetrati, senza, ovviamente, alcuna attendibilità, alla responsabilità cattolica.

La condanna dell'Inquisizione spagnola e della sua crudeltà, nasce tardi, dopo la Rivoluzione francese, come afferma lo storico Jean Dumont, con l'invasione della Spagna da parte dei francesi al comando di Napoleone alla fine del XVIII secolo.

La conquista francese propagò in tutta la penisola Iberica le idee rivoluzionarie e illuministe, allora in voga, coinvolgendo anche intellettuali spagnoli come Juan Antonio Llorente, in una campagna d'odio contro la Chiesa e, dunque l'Inquisizione.

Llorente, al soldo di Napoleone, scrisse la sua Histoire critique de l'inquisition d'Espagne, che ebbe tra l'altro un grande successo, nella quale aumentò abbondantemente, come il già citato Kung, le vittime dell'Inquisizione spagnola, (melius est abundare quam deficere. Ndr) non verificando il numero dei processi e delle condanne e già questo dimostra l'inadeguatezza dello studio, ma se aggiungiamo, avendo avuto da Napoleone carta bianca per distruggere la reputazione della Chiesa, lo scrittore spagnolo pensò bene di bruciare tutti quei documenti che non erano utili alla causa anti-cattolica. A questo punto, ogni ulteriore commento diventa inutile.

Tornando alla penisola Iberica e ai processi per stregoneria: "L'inquisizione di Spagna, – afferma ancora Henry Kamen – avocando a sé le cause di stregoneria e sottraendole ai tribunali laici, salvò la vita a innumerevoli persone, mentre nell'Europa di Lutero, Calvino e Melantone vi furono "persecuzioni inaudite per l'Europa cattolica" – e prosegue – "Non vi è dubbio che nei tre o quattro secoli che seguirono la costituzione della Inquisizione, il popolo spagnolo in genere, e quello castigliano in particolare, offrissero al Santo Uffizio il loro appoggio immediato...il popolo non metteva in discussione l'esistenza del tribunale".

I verbali e gli archivi, proprio nell'epoca di maggiore utilizzo della tortura, a Valenza in Spagna, su duemila processi dell'Inquisizione, nell'arco che va dal 1480 al 1530, sono stati ritrovati solo dodici casi di tortura e la proporzione in altre epoche e altre città in genere è addirittura minore.

Molti processi, poche sentenze

Consultando tanti documenti, lo storico Richard Golden ha affermato che nei tribunali del Nord Europa vi furono sicuramente più condanne, a differenza di quelle dell'Inquisizione cattolica dove si era molto più attenti alle garanzie legali con il risultato di limitare di molto le sentenze che certo oggi forse lascerebbero sconcertati, ma del tutto legali nella civiltà giuridica di quei tempi come, ad esempio, la citata tortura.

"Per opera di circoli protestanti, si diffuse in tutta Europa la credenza che i tribunali dell'Inquisizione fossero spietati; eppure i ricorsi alla tortura e alla condanna alla pena di morte non furono così frequenti come per molto si è creduto...". afferma Paolo Mieli, sul Corriere della Sera del 23 gennaio 2013, riferendosi alle stesse ricerche, fa riflettere la circostanza che i roghi furono un centinaio tra il Portogallo, la Spagna e l'Italia, a fronte delle migliaia di  vittime nel resto d'Europa, soprattutto in terra di Riforma protestante.

Le sentenze di morte emanate dai tribunali dell'Inquisizione furono sostanzialmente poche se paragonate a quasi tutti gli altri tribunali civili italiani e non solo, la tortura fu assai rara e, come abbiamo già scritto, offrivano ai colpevoli vantaggi di trattativa della pena inflitta fino ad essere emendata.

Stando ai calcoli di altri due noti studiosi, William Monter e ancora John Tedeschi: "le condanne a morte emanate dall'Inquisizione sono nettamente più rare di quelle irrogate da qualsiasi tribunale penale ordinario".

I tribunali dell'Inquisizione non erano chiamati a giudicare direttamente fatti di satanismo, streghe, ma solamente quando questi offendevano la religione cattolica attraverso le eresie, vero veleno per le anime e non per altro.

Una volta espresso il giudizio di colpevolezza, il loro compito finiva e il condannato veniva dato al 'braccio secolare' per l'eventuale condanna che veniva comminata secondo gli usi e le leggi dello Stato.

Tomás Torquemada, il simbolo di crudeltà                                                 

Dopo secoli di ingiurie, è il caso di ripristinare la figura del domenicano Tomás Torquemada, un nome che al solo pronunciarlo ancora oggi fa gelare le vene ai polsi.

Però, leggendo le carte, i documenti, le testimonianze, gli atti dei processi inquisitori che erano di quanto di più preciso e maniacale poteva esserci all'epoca, il quadro che abbiamo di Torquemada cambia completamente.

Considerato dai suoi contemporanei un uomo di grande cultura e di preghiera, quasi un mistico, questo inquisitore aveva, stando alle cronache, presieduto a decine di migliaia di processi, ma condannò solamente 2000 persone, specialmente eretici e marrani, questi ultimi erano coloro che solo per interesse avevano abiurato alla fede ebraica per abbracciare quella cattolica, ma, in realtà, rimanevano segretamente legati alla legge mosaica.

È interessante notare che proprio Torquemada discendeva da una famiglia ebrea convertita al cattolicesimo e, quindi, conosceva bene l'atteggiamento dei neo convertiti dall'ebraismo.

Condannando questi 'Conversos' fittizi, l'Inquisizione salvò i tanti ebrei veramente convertiti di Spagna, liberandoli dalle invidie e dalle persecuzioni sia cristiane che giudaiche, garantendone una vita certamente più tranquilla.

Ricordiamo che sono di origine ebraica Diego Lainez, grande protagonista del Concilio di Trento, molti gesuiti, famiglie importanti come gli Acosta di Medina del Campo che, in seguito, daranno ben cinque fratelli, i famosi padri Acosta, alla Compagnia di Gesù, così i marchesi di Cadice, poi noti come duchi di Arcos.

Ancora un particolare, la Chiesa mise in mano l'Inquisizione proprio ai 'Conversos', come Tomás de Torquemada e il suo successore Diego Deza, infine ricordiamo che proprio grazie all'Inquisizione tutti quei facinorosi che organizzavano tumulti popolari anti-giudaici, non avevano più alcuna giustificazione, anzi venivano condannati severamente dal potere civile tanto che in poco tempo le rivolte sparirono dalle strade della Spagna.

La caccia alle streghe e la superstizione

Seguendo questo copione di falsità, non poteva mancare la famigerata, già citata, 'caccia alle streghe' imputata, ovviamente sempre ai cattolici, ma in realtà da addebitare, con migliaia di vittime, spesso innocenti, proprio ai protestanti ed ai loro accoliti.

In realtà la stregoneria e tutta la pseudo cultura che l'ammorbava la società dell'epoca, furono sempre condannate dalla Chiesa, come è dimostrato dai Concili dal VI al XIII secolo, svoltisi a Praga, a Lione, a Rouen e a Parigi, ritenendo la credenza di individui capaci di operare malefici o, peggio, avere rapporti con il demonio, null'altro altro che mera superstizione.

Documenti alla mano, nei tre secoli citati, ci furono tra le 30 mila e le 40mila vittime e in maggioranza, è bene ricordare, nelle terre protestanti, la fonte è l'Enciclopedia della stregoneria e la Tradizione occidentale, curata dallo storico anglosassone Richard Golden.

Il numero più grande, parliamo tra i 15.000 e i 25.000 condannati, è concentrata in Germania, la pacifica Svizzera calvinista partecipò al massacro con 3.000 vittime, la civile Scandinavia con 2.000 e la Scozia, più buona, solo 1.000, a fronte dell'Inquisizione cattolica dove le condanne arrivarono a meno di mille e infine bisogna considerare anche le migliaia di persone condannate a morte nei primi anni del regno di Elisabetta I d'Inghilterra.

Richard Golden conferma che: "Vi furono meno vittime (tra le nazioni che erano sotto la Chiesa), rispetto ad altre regioni d'Europa" – e prosegue – "L'Inquisizione cattolica, faceva maggiore attenzione al rispetto di garanzie legali e di conseguenza limitavano il ricorso alla tortura".

Ricordiamo ancora che fu proprio l'Inquisizione ad inserire la figura, fino ad allora sconosciuta, della difesa nel dibattimento processuale che, fortunatamente è ancora prevista negli odierni tribunali del mondo.

(Fine seconda parte)

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Finnegan

Falsità e bugie storiche sulla 'Santa inquisizione'
Alimentate dall'odio verso la Chiesa di Roma
(Terza parte)

Antonello Cannarozzo

La verità sulla tortura

Nel 1252, papa Innocenzo IV con la bolla 'Ad extirpanda', autorizzò l'uso della tortura durante i processi della Santa Inquisizione, ma il suo ricorso da parte dei giudici ecclesiastici, doveva avvenire in rare occasioni e sempre sotto la supervisione di un inquisitore preposto che aveva l'ordine di evitare danni permanenti all'inquisito e sempre con alla presenza di un medico, a differenza della tortura praticata dall'autorità civile nel resto d'Europa, quella sì veramente crudele, come riportato in sintesi nel libro già citato'Storia dell'Inquisizione in Italia. Tribunali, eretici, censura', dello storico Christopher Black.

Ricordiamo che all'epoca la tortura era uno strumento comune nella procedura giuridica 'civile', mentre le istruzioni degli inquisitori generali imponevano di utilizzarla con la più grande moderazione come la famigerata "prigione perpetua" che durava in genere cinque anni e quella "irremissibile" solo otto.

Le carceri dell'Inquisizione, considerate vere torture nella letteratura scandalistica, erano invece migliori, ovviamente rispetto all'epoca in cui furono istituite, tanto che la moderna giurisprudenza a favore dei detenuti, si rifà all'Inquisizione spagnola come, ad esempio: gli arresti domiciliari o in convento dei detenuti anziani e ammalati, così come la semi-liberta che permetteva all'imputato di lavorare.

Galileo, tra l'altro, usufruì di questi benefici, tanto che poteva ricevere nella sua villa ad Arcetri i suoi discepoli, tenere lezioni e intrattenersi con gli ospiti, altro che tortura.

Inoltre, riportiamo una breve allocuzione di papa Paolo V in merito al pasto dei detenuti che non doveva costare più di sette baiocchi e mezzo e doveva essere composto: "da buon vino et bastante, et almeno di una libbra di carne il giorno con la minestra "; inoltre era proibito tenere in cella "maggior numero di persone di quello che sarà scritto dà Superiori delle Carceri ", tutto questo quando  nelle restanti carceri civili era già molto di poter avere una brodaglia e del pane raffermo, oltre ad un trattamento assai discutibile dei carcerati.

Gli strumenti di tortura medievale, specie quelli attribuiti all'Inquisizione suscitano da sempre un grande interesse del pubblico, ma molti sicuramente che hanno visitato i Musei della tortura, si saranno chiesti la veridicità storica degli oggetti esposti.

In realtà si tratta di oggetti senza alcun valore storico, quasi tutti oggetti miseramente falsi, senza parlare delle mitiche cinture di castità, una vera grande bufala: fino ad alcuni anni fa al Museo d'arte medievale di Cluny a Parigi, si ne poteva ammirarne una che si diceva appartenuta nientemeno alla regina di Francia, Caterina de' Medici: peccato che fosse una patacca dell'ottocento ed oggi fortunatamente gettata via
.

La nascita della modernità e il secolo dei Lumi

La nascita dell'Inquisizione vide di lì a poco meno di un secolo, il sorgere di una nuova filosofia che separerà l'uomo da Dio, dando vita a ciò che non era mai esistito nella civiltà passate: l'ateismo e con questo buio dell'anima osano chiamarlo ancora il secolo dei Lumi, periodo che dette vita, anni dopo, alla crudele Rivoluzione Francese, vista niente meno come l'inizio del progresso dell'umanità per non parlare poi dall'ottuso e saccente Illuminismo che tutto spiegava senza spiegare nulla.

In questo contesto intellettuale, anti cattolico per eccellenza, tutti gli strumenti furono usati per infangare l'universalità di Roma, sostenendo di fatto la propaganda protestante ed anglicana con accuse sempre più calunniose su di essa.

Anche se, va ricordato, che in appena tre anni di glorioso "Terrore rivoluzionario" che costò alla Francia decine di migliaia di vittime innocenti, altro che inquisizione, non solo ghigliottine, se si conta anche l'eroica rivolta della Vandea, allora i morti sono certamente molti di più e che dire, poi, dei tanto amanti della libertà di pensiero che erano gli Stati tedeschi che massacrarono in pochi anni decine di migliaia di fedeli Anabattisti, nati, per giunta, nati proprio da una 'costola' del luteranesimo?

Purtroppo, persino i cattolici, condizionati da questi pregiudizi e falsità storiche, si sono sentiti in dovere di chiedere scusa addirittura attraverso un papa per i misfatti della Chiesa che in verità non aveva mai compiuto, ma il 'mondo' lo richiedeva e così fu fatto.

L'Inquisizione, come sappiamo, non decretava la morte, perché "non aveva il potere legale di eseguire il rogo degli eretici" come afferma Henningsen anzi, come dichiarano oggi gli storici, questo tribunale si richiamava al principio di trasparenza, di moderazione e, per quanto era possibile, dati i tempi, di forme di diritto giuridico che potremmo definire addirittura moderne.

"Di fatto – scrive ancora Henningsen – la popolazione cattolica non odiava, né temeva il Sant'Uffizio quanto molti storici hanno voluto farci credere. La gran maggioranza doveva considerare l'Inquisizione come un baluardo contro l'eresia che minacciava la società dall'interno e dall'esterno. Gli inquisitori non erano mostri, né torturatori, ma teologi e giuristi, spesso rispettati e stimati. In maggioranza erano religiosi che avevano preso gli ordini. Molti avevano iniziato la loro carriera come sacerdoti o monaci ed avevano alle spalle lunghi anni di studi teologici".

In Italia, come in Spagna e Portogallo, la presunta 'caccia alle streghe' iniziò con moderazione a differenza, come abbiamo già sottolineato, dal resto d'Europa e molto presto, il sano scetticismo del Sant'Uffizio, divenne fortunatamente una barriera di regole giuridiche che riuscì a mitigare di molto, per poi bloccare quasi definitivamente, questa ossessione.

L'Inquisizione protestante

Purtroppo, nella propaganda ufficiale ormai secolare tra libri, film, documentari e quant'altro, l'Inquisizione è vista come qualcosa di terrificante, come già accennato, espressione di crudeltà e di ignoranza, ma, chissà perché, solo della Chiesa cattolica, il mondo protestante quasi non esiste.

Nulla di più errato di questo aspetto storico.

Gli uomini della Riforma furono specializzati soprattutto contro le cosiddette streghe, per le quali avevano una vera e propria ossessione, ma in questo modo si colpivano anche i nemici, gli oppositori e ovviamente i cattolici che ancora resistevano alla persecuzione dei protestanti.

Un caso su tutti è il giudice inquisitore tedesco, Benedikt Carpozov che nella sua carriera decennale firmò ben 20.000 sentenze capitali nei confronti di streghe e stregoni e nel 1589 nella cittadina di Quedlingburg ne furono messi a morte 133, decimando di fatto il territorio, ma non contento ancora nel 1613 ne mise a morte ben 300 presso la città di Westernstretten, vicino Stoccarda, ma questo non era certo un caso isolato.

Gli Stati legati alla Riforma furono tra i primi ad usare sia la tortura che i famosi roghi e, stando ai documenti dell'epoca, sembra proprio che siano stati molto più spietati e crudeli non solo verso le streghe, ma anche verso i cattolici.

Forse per questo i protestanti, soprattutto inglesi, opprimevano i 'papisti', coloro che fedeli al papa di Roma, inventando congiure, atti di ribellione, e così avevano la giustificazione per torturarli e ucciderli senza pietà, tanto che nel 1673 in Inghilterra riprese la persecuzione anticattolica, ma ci vorrebbe forse uno o più volumi per raccontarlo.

Le persecuzioni anticattoliche

Tornando nella 'civile' Inghilterra, la differenza tra papisti, e le streghe non c'era grande diversità, tanto da essere impiccati o messi al rogo insieme e l'ultimo di queste sentenze avvenne nei confronti di un cattolico arso vivo nel 1689.

Le condanne a morte verso i cattolici da allora vennero ridimenzionate, ma una vera discriminazione civile nei loro confronti, durò purtroppo fino all'intero ottocento. (Tutt'ora non può essere eletto un primo ministro un cattolico in Gran Bretagna Ndr).

Eppure, nel mondo della Riforma, torniamo al XVI secolo, non mancavano, almeno agli occhi del popolo, figure di intellettuali importanti come Jean Bodin ideatore dello Stato moderno e della tolleranza religiosa tuttavia questa mente così aperta, fu l'autore de 'la Démonomanie', un manuale giudiziario per la tortura e lo sterminio delle streghe che a differenza del già citato Bernardo Gui,  esempio per l'epoca di dottrina giuridica che poneva  le basi per la difesa dell'imputato, in questo testo,  invece, non c'è alcuna misericordia per chi viene arrestato con l'accusa di stregoneria.

Nella famosa 'Guerra dei contadini' nella Germania nel XVI secolo i poveri agricoltori e allevatori che chiedevano più giustizia sociale in nome proprio della nascente Riforma, furono traditi da Lutero e massacrati con i corpi disposti lungo le strade come ammonimento contro ogni tentativo di affrancamento da una vita di miseria.

Si contarono, almeno secondo le cronache dell'epoca, almeno 100 mila morti tra le file degli insorti e altrettanti imprigionati o esiliati.

Un caso assai esplicativo di quei tempi è l'opera del francese Giovanni Calvino tra i grandi Riformatori, dopo Martin Lutero, insieme a Ulrico Zwingli e lo scozzese John Knox.

Nella Ginevra del 1545, sotto la sua influenza religiosa, dal 17 febbraio al 15 maggio ci furono contro le solite streghe, ben 34 condanne al rogo, con una crudele fantasia nell'inventare tormenti come, ad esempio, per chi fosse stato messo al bando dalla sua città e fosse tornato, per lui c'era la condanna di essere murato vivo fino a che, bontà loro, non avesse confessato la vera fede.

Non solo, ma il puritanesimo di Calvino non conosceva ostacoli, si narra dalle cronache che mandò a morte almeno una sessantina di persone per bestemmia, idolatria e adulterio ed inviò squadre di "santi controllori" ad ispezionare le case, fustigare gli oziosi e arrestare i peccatori.

Tra i casi più eclatanti, ho ritrovato in molte cronache e, dunque, penso sia verosimile, quella di un bambino di 10 anni, decapitato perché non aveva ubbidito ai genitori davanti ad altri bambini come esempio.

Dopo queste dissertazioni sulle vittime protestanti sarebbe ingiusto non citare anche quelle da parte cattolica e soprattutto italiane essendo la terra dei papi.

Leggendo alcuni siti protestanti come il sito Cristiani evangelici che pubblica con tanto di nomi e cognomi, partendo dal 1307 con la morte dell'eretico fra' Dolcino sotto il pontificato di papa Clemente V per arrivare al 1868 con papa Pio IX con il triste elenco di almeno 700 persone, almeno di quelle pervenute fino a noi dai documenti, condannate dall'inquisizione e poi uccise dalla legge civile.

Per contestare la figura dell'ultimo papa re, Pio IX, in alcuni siti protestanti si leggono i 5 nomi degli ultimi condannati a morte per mano del tribunale dello Stato Pontificio e non dell'Inquisizione, è bene precisare, perché considerati dei criminali, ma dal loro punto di vista martiri della ferocia papale, infatti, leggendo le accuse contro questi protestanti non leggiamo che furono condannati per la loro fede o per le loro opere buone, ma riportiamo l'elenco: Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l'Arciprete di Anagni il 10 settembre 1851.

Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti il 24 gennaio 1854.

Antonio de Felici, decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli.

Insomma, al di là di come una la possa pensare, non erano quello che si dice degli 'stinchi di santi'.

Infine, per omaggiare la liberazione di Roma da parte dei piemontesi con la Breccia di Porta Pia, continuo a leggere dal sito: "Quando i patrioti dell'unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l'uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori".

Certamente sono storie che fanno accapponare la pelle per tanta crudeltà e salvando, ovviamente, la buona fede di chi ha riportato queste notizie, sarebbe interessante leggere le fonti documentate da dove tutto ciò è stato ripreso che, per quanto mi sia dato da fare e non solo su internet, non sono riuscito a trovare nulla di tutto questo in maniera attendibile, ma sicuramente è per una mia mancanza.

Conclusione

Potremmo continuare questo tragico viaggio per molte pagine ancora, ma credo di aver dato seppur con semplificazione e molte dimenticanze, spero ugualmente di aver dato un quadro accetto sull'Inquisizione cattolica, fuori dagli schemi oleografici di bassa ideologia che da anni riempie i mass media.

In conclusione, con gli occhi di oggi, la storia dell'Inquisizione cattolica è certo costellata da errori ed anche violenze di cui ognuno si prende la propria responsabilità umana, ma non è stata certo come istituzione quel mostro di crudeltà che per secoli e ancora oggi dobbiamo sorbirci.

Spero, infine, da cattolico, di aver dato qualche spunto a chi volesse approfondire la materia e ridare verità ad un periodo di grande fede, specialmente in questi tempi dolorosi dove la Chiesa è attaccata più duramente che mai nella sua lunga storia millenaria, ma questa volta, purtroppo, dal suo interno e, purtroppo, da chi invece dovrebbe difenderla.

https://www.marcotosatti.com/2021/11/12/cannarozzo-falsita-e-bugie-storiche-sulla-santa-inquisizione-parte-terza/
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Finnegan

L'Inquisizione, La Leggenda Nera Smentita da Studiosi Laici

.Come promesso in un mio recente commento, per i lettori di SC riporto alcuni estratti di un mio articolo inserito nella ricerca intitolata "Quello che i cattolici devono sapere – Almeno per evitare una fine ridicola", pubblicata nel 2015. Un libro che smaschera decine di leggende nere contro la Chiesa e non solo.

[...] Il termine Inquisizione ha la stessa etimologia di inchiesta, ricerca, questura e storicamente si distinguono in Inquisizione medievale, per contrastare l'eresia catara; Spagnola, per i falsi conversos ebrei e i marranos musulmani; Inquisizione Romana, istituita da papa Paolo III nel 1542, dove il Sant'Uffizio operò soltanto su una parte della penisola italiana, soprattutto contro la diffusione del protestantesimo. Come vedremo, questa istituzione fu voluta a gran voce dal popolo, esasperato dalle sette che sobillavano le folle. Chiariamo subito che la condanna al rogo per gli eretici era una pena stabilita dal diritto penale e non dal diritto canonico. La Chiesa non condannò mai al rogo, ma fu il braccio secolare che lo decideva e lo attuava. L'eresia era considerata come crimine di lesa maestà, e quindi fu stabilita la pena capitale, ma se l'accusato si pentiva, veniva perdonato e reintegrato nella comunità.

Lo storico danese Gustav Henningsen, analizzando 44.000 casi di inquisiti tra 1540 e il 1700 (dunque, relativa alla più inflessibile Inquisizione secolare), risulta che solo l'1% fu giustiziato. Con la mentalità di oggi può sembrare eccessivo anche quell'1%, ma dobbiamo considerare che durante quei secoli non c'era in ballo solo la Cristianità, ma la stessa sopravvivenza dello Stato, della famiglia e della comunità.

Oltre ad avere l'Islam alle costole, l'Europa era minacciata soprattutto dalle sette eretiche che nascevano come funghi. Gli eretici sono sempre esistiti, anche nel modo pagano, ma mai avevano messo in pericolo l'istituzione secolare e religiosa con tale virulenza.   Cosa propugnavano i catari? Verso la metà del XII secolo i catari, o albigesi, bogomili, bulgari, etc... appellativi che variavano secondo i luoghi dove si insediavano, si diffusero soprattutto nel sud della Francia e nel nord Italia. Questa dottrina, che professava un insieme di manicheismo, gnosticismo e cristianesimo, era ritenuta una vera calamità anche per l'assetto politico-istituzionale. I catari erano divenuti talmente potenti che, se per i governanti doveva essere colpita militarmente, per l'aspetto teologico era necessario l'intervento del papa. Nel 1162 Luigi VII re di Francia, scrive una lettera di fuoco a papa Alessandro III, per la sua riluttanza nell'affrontare il pericolo cataro: « [...] essi sono molto più malvagi di quel che appaiono. [...] La Vostra saggezza abbia un'attenzione tutta particolare per questa peste e la sopprima prima che possa crescere ancora. [...] Se agirete altrimenti, i malumori non si placheranno facilmente e voi scatenerete contro la Chiesa romana i violenti rimproveri dell'opinione pubblica». (G. B. Guiraud – Elogio della Inquisizione – Leonardo Ed. 1994).

Di quali tipi di violenze parla il re di Francia? Non certo di discettazioni teologiche.    Per i catari la materia è un male da estirpare, condannano il matrimonio, la procreazione, la proprietà privata, il lavoro e promuovono l'aborto. I beni degli adepti – come accade anche oggi in non poche chiese scismatiche – devono essere ceduti ai perfecti. Predicano il furto, la rapina, l'assassinio dei nemici (di fatto uccisero non pochi religiosi indifesi e persone che si opponevano alla loro dottrina), nonché l'endura, che prevedeva anche il suicidio di massa. Gli affiliati non dovevano prestare obbedienza alle autorità secolari e religiose, ma solo ai perfecti. Questi negavano i sacramenti, l'unico ammesso era il consolamentum, che non veniva impartito, come afferma una certa vulgata, prima della morte, ma per il battesimo spirituale e poteva essere fatto una sola volta. Ogni caduta era irreparabile e veniva talvolta impedita perfino con l'uccisione o col suicidio, la cosiddetta endura, ottenuto lasciandosi morire di fame o tagliandosi le vene. Solo i perfecti erano certi della salvezza, ed essendo al di sopra del peccato, era loro consentito anche l'abuso sessuale e la sodomia. Se per ipotesi la setta dei catari dovesse diffondersi oggi, non credo che i nostri governi userebbero la mano leggera. Se per un post su Facebook ritenuto omofobo si rischia l'oscuramento del nostro sito o una condanna, quali metodi utilizzerebbero con gente come i catari? Davvero vogliamo dare lezione di civiltà ai nostri antenati?

Prima che si istituisse l'Inquisizione, molti eretici finivano nelle mani delle folle inferocite che, spaventate per i loro eccessi e per la propria incolumità, si facevano giustizia da sole. Ma accadeva pure che innocenti venissero accusati falsamente di eresia per invidie locali, o venivano processati sommariamente dai principi e signori feudali interessati alla confisca dei loro beni. Per tutti questi motivi la Chiesa istituì l'Inquisizione, utilizzando ecclesiastici capaci di garantire un processo equo, che avesse come fine principale la salvezza delle anime. L'eretico pentito riceveva solo sanzioni spirituali, mentre l'impenite reo di crimini veniva consegnato alle autorità civili.

Jean Dumont (1923- 2001), storico francese di fama mondiale, per le sue ricerche sulla Inquisizione spagnola e francese, si distingue dal mondo accademico per aver svolto le sue ricerche  direttamente negli Archivi dove si trovano i documenti originali. I suoi rigorosi studi da decenni sono adottati come libri di testo nelle università di storia. A proposito della crociata contro gli albigesi, dove, secondo la vulgata masso-protestantica fu distrutta la città di Bézier e uccisi tutti i suoi abitanti, chiarisce: «Ai capi militari della crociata, che chiedevano come distinguere tra abitanti albigesi e cattolici, il legato pontificio avrebbe risposto "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi".

È una frase famosa, che si radica nella memoria di tutti gli scolari francesi. Bene – continua Dumont – eruditi locali hanno recentemente mostrato che a Bézier non vi erano albigesi, che la crociata non è passata per Bézier e meno che mai sono transitati dalla città "legati pontifici"». Lo storico francese ricorda, tra l'altro, che le supposte corruzioni morali nei conventi sono state divulgate dagli illuministi per screditare la Chiesa.

Inquisizione spagnola

Chi ha sentito parlare dell'inquisitore Torquemada, molto probabilmente avrà un brivido alla schiena. Già il nome stesso sa di tortura... È abusare troppo dell'intelligenza altrui se diciamo che molto probabilmente i massoni e i marxisti hanno deciso d'infamare proprio lui, per il cognome che porta? Dato che i massoni ci considerano profani, e i marxisti massa, non c'è da stupirsi se nei loro testi di storia ci trattano come utili idioti. Difatti gli storici hanno prove abbondanti che confutano quest'altra leggenda nera su Tomás de Torquemada. In realtà, è stato uno dei maggiori mecenati della sua epoca, «ma desterà ancora maggiore stupore sapere che Tomás de Torquemada e stato un inquisitore generale relativamente mite e liberale, che si è battuto per ottenere ampie amnistie come quella del 1484, di cui ha beneficiato il nonno di santa Teresa d'Avila, un ebreo converso sorpreso a giudaizzare» che riabilitato diventò direttore delle finanze reali di Avila. «Ma ancora: a chi la Chiesa mette in mano l'Inquisizione? A conversos, a cattolici di origine ebraica come Tomás de Torquemada e come il suo successore Diego Deza. Garanzia di un trattamento senza pregiudizi anti-giudaici; e forse ragione occulta delle incredibili menzogne che tutta una letteratura di propaganda ha diffuso su questi personaggi».

È ormai un fatto indiscusso che «le formule "prigione perpetua" e "prigione irremissibile" non significano affatto l'ergastolo, ignoto in Spagna. La "prigione perpetua" durava in genere cinque anni e quella "irremissibile" otto. Le prigioni dell'Inquisizione erano fra le migliori dell'epoca – continua Dumont – e molti istituti moderni a favore dei detenuti risalgono all'Inquisizione spagnola: il trasferimento in casa o in convento dei detenuti anziani e ammalati, per esempio, così come la semi-libertà. Tutto questo in un'epoca in cui il carcere laico era – quello si – spesso spaventoso. Vale la pena, forse, di aggiungere una parola sulla tortura: era comune all'epoca nella procedura laica, mentre le istruzioni degli inquisitori generali raccomandano di farvi ricorso con la più grande parsimonia. Anche qui parlano i verbali e gli archivi: nell'epoca di maggiore voga della tortura, in Spagna, a Valenza, su duemila processi dell'Inquisizione, nell'arco che va dal 1480 al 1530, sono stati ritrovati dodici casi di tortura. La proporzione in altre epoche e altre città in genere non e la stessa: è minore». (Massimo Introvigne, intervista con lo storico J. Dumont – Cristianità, n. 131, marzo 1986).

Sentiamo lo storico italo-americano John Tedeschi, che nel 1997 ha pubblicato  Il giudice e l'eretico. Studi sull'Inquisizione romana: «Non è un'esagerazione affermare che il Sant'Uffizio fu in certi casi un pioniere della riforma giudiziaria. L'avvocato difensore era parte integrante della sua procedura [...], nei tribunali dell'Inquisizione l'imputato riceveva una copia autenticata dell'intero processo [...] e disponeva di un ragionevole lasso di tempo per preparare la propria replica». Senza contare che numerosi manuali inquisitoriali abbondavano di consigli su possibili strategie difensive.

[...]

Ricordate  Il nome della rosa, dove Umberto Eco rappresenta il monaco inquisitore Bernardo Gui come un essere malvagio? Monnezza! Per farsene un'idea, leggiamo le direttive che Bernardo Gui impartiva ai suoi subordinati: «In mezzo alle difficoltà e ai contrasti l'inquisitore deve mantenere la calma né mai cedere alla collera o all'indignazione [...]. Non si lasci commuovere dalle preghiere o dall'offerta di favori da parte di quelli che cercano di piegarlo; ma non per questo egli deve essere insensibile sino a rifiutare una dilazione oppure un alleggerimento di pena a seconda delle circostanze e dei luoghi. [...] Che l'amore della verità e la pietà, le quali devono sempre albergare nel cuore di un giudice, brillino dinanzi al suo sguardo, sicché le sue decisioni non abbiano giammai ad apparire dettate dalla cupidigia e dalla crudeltà». Da notare che gli accusati non erano solo i cosiddetti eretici. Fino a quando fu nelle mani della Chiesa,  l'Inquisizione si occupava anche dei processi a carico di assassini, violentatori, ladri e criminali di tutte le risme. Se colpevoli, le condanne venivano eseguite dal braccio secolare, ma la Chiesa faceva di tutto per salvarli e reintegrarli. Alla fine del Quattrocento, inizio Cinquecento, l'Inquisizione spagnola, francese e portoghese passò nelle mani del potere temporale, quindi la Chiesa – tranne il Sant'Uffizio romano – a partire dal XVI secolo non aveva più niente a che fare con i processi dei paesi cattolici europei. Il famoso processo a Giovanna d'Arco (1412-1431) non fu fatto dall'Inquisizione canonica ma da quella secolare. I prelati coinvolti nel processo erano politicizzati e prezzolati. Già nel 1456 papa Callisto III  dichiara la  nullità di tale processo. 

[...]

Scrivendo questo articolo arriva la notizia dagli Stati Uniti, dove il signor Albert Woodfox dopo oltre 43 anni d'isolamento è stato rilasciato. Secondo i giornali americani, Woodfox ha vissuto tutti questi anni in una piccola cella 23 ore su 24. Tra l'altro, sembra che la sua condanna sia un errore giudiziario. Secondo il Time magazine on line, su circa due milioni e trecento mila carcerati, 80.000 vivono in isolamento, e i suicidi sono "altamente sproporzionati". Solo negli Stati Uniti dagli anni trenta ad oggi sono stati condannati alla pena capitale 17.255 persone. Secondo uno studio del 2004 condotto da Samuel Gross, docente della prestigiosa University of Michigan School Law, negli ultimi trent'anni sono stati condannati a morte 340 persone innocenti, di queste solo 144 persone sono uscite vive dalla prigione, 183 innocenti sono finiti sulla sedia elettrica o legati al lettino nella stanza del boia per l'iniezione letale. Questo si verifica in un paese democratico cinque secoli dopo l'Inquisizione. E se andiamo a vedere cosa accade attualmente nei paesi atei o musulmani, ci renderemmo conto che i nostri avi non meritano appellativi infamanti e tanto meno dovremmo vergognarcene.

Agostino Nobile

https://www.marcotosatti.com/2023/03/10/linquisizione-la-leggenda-nera-smentita-da-studiosi-laici-nobile/?unapproved=207377&moderation-hash=efa66367ae6c66c7a8646ce03d727d59#comment-207377
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